
C’è un giorno dell’anno che più di altri divide, interroga, mette a nudo. Un giorno carico di aspettative, retorica, desideri e — spesso — fraintendimenti.
San Valentino arriva puntuale con il suo carico di cuori, promesse e interrogativi irrisolti: l’amore esiste davvero o è solo una costruzione narrativa ben confezionata?
Quanto pesa ancora l’idea dell’amore romantico e quanto, invece, abbiamo bisogno di riscriverne il significato?
Tra attrazione e sentimento, tra bisogno e presenza, abbiamo imparato a confondere tutto. E da questa confusione nascono frustrazioni, relazioni sbilanciate, desideri non ascoltati. Forse è arrivato il momento di spostare lo sguardo: dall’esterno all’interno, dal mito all’esperienza, dal possesso alla cura.
In occasione del periodo più “sentimentale” dell’anno, Fashion Style Magazine ha scelto di affrontare il tema dell’amore da una prospettiva diversa, più consapevole e libera. Lo fa attraverso la voce di Lucia Pradelli, in arte Golden Did Din: lady burlesque conosciuta in tutta Europa, artista che ha fatto del corpo un linguaggio e fondatrice di Educanda Store, spazio fisico e simbolico dove piacere, informazione e salute si incontrano senza tabù.
Ne è nata una conversazione intensa e senza filtri, che attraversa l’amore per sé stessi, la coppia, il desiderio, la bellezza e il coraggio di abitarsi davvero. Un invito a ripensare San Valentino non come una prova da superare, ma come un’occasione: quella di tornare presenti, a sé e agli altri.
Perché forse l’amore, oggi, non ha bisogno di essere misurato.
Ha bisogno di essere respirato.
San Valentino viene spesso raccontato come celebrazione dell’amore romantico. Dal tuo punto di vista, quanto è importante oggi riportare al centro l’amore per sé stessi come primo atto rivoluzionario?
Golden:
Pubblicamente stanno cambiando molte cose nel modo in cui oggi parliamo di amore. C’è sempre più bisogno di definirlo, perché rappresenti davvero la nostra epoca: chi siamo e dove stiamo andando.
Oggi il possesso di cose spesso riempie spazi vuoti; il sesso e la passione diventano il termometro dell’amore, ma credo sia un errore.
L’amore è presenza, e parte proprio da quella con sé stessi.

È accudimento, e non può esistere se ci trattiamo come contenitori a perdere.
Depassionarsi dalle ansie e aprirsi ad amare restando centrati in ciò che siamo è un viaggio bellissimo: permette di evolvere in modo sano nell’amore e di vivere una sessualità esplosiva, libera da inutili misurazioni.
Misurare l’amore come si misura la temperatura è fuorviante.
La vitalità che nasce dal nutrirsi e dall’occuparsi di sé con amore è fondamentale: migliora la qualità dei progetti, delle idee e delle azioni che mettiamo nel mondo.
Il burlesque è un’arte che lavora sull’identità, sul corpo e sulla consapevolezza. In che modo questa disciplina può insegnarci una forma di amore più autentica e libera, lontana dagli stereotipi?
Golden:
La prima volta che ho sentito dire “la bellezza salverà il mondo” non avevo capito quanto fosse vero.
Il burlesque è l’arte dell’ironia e dell’espressione attraverso un gioco di nudità che seduce, racconta e si prende gioco di sé stessa.


Nasce per denunciare le ingiustizie ridicolizzando i protagonisti sociali della fine dell’Ottocento in Inghilterra, un po’ come faceva il Carnevale.
Oggi può diventare un modo per prendere distanza da ciò che, nella nostra vita, vogliamo trasformare. Le esperienze corporee cambiano la percezione di noi stessi.
Detta in modo semplice: il burlesque è seduzione, sì, ma richiede presenza in ciò che si abita, ovvero il corpo.
Paillettes, frange, gioielli sono la scenografia della storia che vogliamo raccontare. E questo racconto, anche quando è gioco, è abitato dalla bellezza.
Nasce per denunciare le ingiustizie ridicolizzando i protagonisti sociali della fine dell’Ottocento in Inghilterra, un po’ come faceva il Carnevale.
Oggi può diventare un modo per prendere distanza da ciò che, nella nostra vita, vogliamo trasformare. Le esperienze corporee cambiano la percezione di noi stessi.
Detta in modo semplice: il burlesque è seduzione, sì, ma richiede presenza in ciò che si abita, ovvero il corpo.
Paillettes, frange, gioielli sono la scenografia della storia che vogliamo raccontare. E questo racconto, anche quando è gioco, è abitato dalla bellezza.
La bellezza si posa su qualsiasi corpo quando trova una presenza lucida nella vita.
Che meraviglia essere pienamente sé stessi, evolvendo nella propria luce.
Nel tuo percorso personale e professionale, come è cambiato il significato dell’amore di coppia? È ancora un luogo di fusione o sempre più uno spazio di rispetto e crescita reciproca?


Golden:
Per me oggi la coppia ha la stessa importanza del singolo e del gruppo.
Esistono molti incontri che arricchiscono il nostro percorso, tutti validi se migliorano l’esperienza della nostra vita.
Il viaggio, però, è individuale: il singolo è l’unico capitano che disegna rotta e direzione.
La meta non è un’altra persona, ma un luogo interiore. Gli incontri possono essere tanti, senza limiti, purché si resti consapevoli che siamo noi a tracciare il cammino.
Il piacere riguarda tutto: lingerie, cura del corpo, piacere fisico, sensorialità e consapevolezza.
Sappiamo che parlare di piacere è ancora un atto coraggioso. Concedersi il permesso di vivere pienamente spaventa.
Ma credo che, attraverso la cura di sé e del proprio corpo, si possa aprire un modo più ricco e autentico di stare nelle relazioni.
Per questo sto sviluppando sempre più consulenze personalizzate: per vestire la bellezza di ognuno e offrire strumenti di “gioco” e gioia a chi desidera trasformare la propria vita con soddisfazione.
Se dovessi definire l’amore oggi, in tutte le sue sfaccettature, con un gesto, un rituale o un’attitudine quotidiana, quale sarebbe e perché?

Golden:
L’amore è l’aria intorno a noi.
Può essere vento o brezza, ma è sempre necessaria per vivere. Sta a noi prepararci, vestirci, rendere la pelle pronta ad accoglierlo.
Che siate soli o in compagnia, fate in modo che questo San Valentino 2026 sia prima di tutto un atto d’amore verso voi stessi.
Perché la riLOVuzione – per citare il famoso docufilm del regista e scrittore americano Thomas Torelli – parte proprio da lì: dall’amore.