
Ci sono professionisti che costruiscono una carriera. E poi ci sono persone che, con passione, visione e autenticità, costruiscono un percorso capace di lasciare un’impronta. Valentino Odorico appartiene a questa seconda categoria.
Giornalista professionista, imprenditore e profondo conoscitore del mondo della comunicazione, nel corso degli anni ha saputo trasformare la sua passione per la moda in un progetto che abbraccia editoria, televisione, branding e consulenza strategica. Grazie a una spiccata sensibilità comunicativa e a una naturale capacità di creare connessioni, è diventato un punto di riferimento per aziende, brand e numerosi protagonisti del mondo della moda, dello spettacolo e dell’imprenditoria.
Versatile, dinamico e capace di interpretare con intelligenza i cambiamenti del nostro tempo, Valentino affronta ogni progetto con entusiasmo, spirito collaborativo e una visione che guarda sempre oltre l’immediato. Alla guida di Galattica Holding ha dato vita a un modello che mette al centro l’unicità delle persone e dei brand, dimostrando come comunicazione, creatività e strategia possano convivere in perfetto equilibrio.
Ma dietro il professionista affermato c’è anche un uomo che ama definirsi un romantico: convinto che siano proprio le emozioni, l’ascolto e l’autenticità a rendere davvero memorabile un progetto e, soprattutto, una persona.
In questa intervista ci racconta il suo percorso, la sua idea di leadership, il valore dell’identità nella moda contemporanea e la convinzione che lo accompagna da sempre: “Siamo tutti portatori sani di unicità.”

Lei è giornalista, imprenditore ed esperto di moda. Qual è il filo conduttore che unisce questi mondi così diversi ma profondamente complementari?
Sono mondi diversi solo in apparenza, perché rappresentano le tappe di un unico percorso. Mi sono avvicinato alla moda attraverso il desiderio di raccontarla, di comprenderne le storie, i protagonisti e le trasformazioni. Da questa passione è nato il mio percorso nel giornalismo: ho iniziato a scrivere per diverse testate, a realizzare rubriche televisive e a ideare e condurre programmi.
Nel tempo, questo intreccio tra moda, comunicazione e capacità narrativa mi ha portato a collaborare con diverse aziende per seguirne l’immagine e la comunicazione. Così, passo dopo passo, è nato anche il mio percorso imprenditoriale: un’evoluzione naturale fondata sulla capacità di raccontare e valorizzare le storie dei brand e delle persone.
Da attento osservatore delle dinamiche umane, quanto conta oggi l’autenticità in un settore spesso dominato dall’apparenza?
È fondamentale. Perché se l’apparenza può attirare l’attenzione, è la sostanza a creare un legame duraturo. Un’immagine può colpire, ma senza contenuto, credibilità e valori rischia di rimanere solo una superficie.
Oggi più che mai le persone cercano autenticità: vogliono riconoscersi nelle storie, nei percorsi e nelle identità che un brand o una persona scelgono di raccontare.

La moda racconta il nostro tempo. Cosa le sta comunicando la moda contemporanea sulla società in cui viviamo?
La moda non racconta solo il tempo in cui viviamo, spesso riesce anche ad anticiparne i cambiamenti. Oggi, dai grandi brand fino alle realtà emergenti, vedo una moda che non si limita a esprimere un’identità, ma racconta anche le contraddizioni della nostra società: un mondo che corre a velocità diverse, tra innovazione tecnologica e un bisogno sempre più forte di umanità.
Soprattutto i giovani e i brand emergenti stanno raccontando una nuova sensibilità, più internazionale, aperta e desiderosa di cambiamento. In un’epoca segnata dall’intelligenza artificiale, la moda sembra ricordarci il valore dell’individuo, dell’unicità e delle storie personali.
Alla guida di Galattica Holding ha trasformato idee in progetti concreti. Qual è la qualità che ritiene indispensabile per un leader visionario?
Le buone idee sono il punto di partenza di ogni progetto valido e concreto, ma per trasformarle in realtà serve una visione chiara e la capacità di crederci profondamente. Un leader deve avere il coraggio di seguire la propria strada, ma anche la consapevolezza che non può sapere e fare tutto da solo.
Il vero leader è colui che sa creare connessioni, valorizzare le competenze degli altri e affidarsi a professionisti capaci di contribuire alla crescita di un progetto. Mettere le persone al centro, fare squadra e costruire un sistema di valori condivisi sono, secondo me, gli ingredienti fondamentali per raggiungere qualsiasi successo.

Lei viene descritto come un romantico. C’è ancora spazio per il romanticismo nel mondo del business e della moda?
Sono un eterno romantico, e mi auguro che ci sia ancora spazio per il romanticismo anche nel mondo della moda e del business. Perché “romanticismo” non significa solo guardare il mondo con emozione, ma anche amare profondamente ciò che si fa, metterci passione, entusiasmo e il piacere di costruire qualcosa in cui si crede.
Credo che divertirsi nel proprio lavoro non sia un limite, ma un valore: significa avere energia, curiosità e desiderio di creare. L’amore rende più belli i progetti, dà anima alle idee e trasforma un obiettivo in qualcosa di più grande. Il romanticismo dovrebbe accompagnarci sempre, in ogni ambito della vita, perché sono proprio le emozioni a dare un senso alle nostre scelte.
Nel suo percorso ha incontrato personalità molto diverse. Qual è la caratteristica che distingue davvero chi lascia un segno da chi segue semplicemente le tendenze?
Credo che la caratteristica più importante sia il rispetto: per le persone, per il lavoro degli altri e per il percorso che ognuno porta con sé. È da questo valore che nascono le relazioni autentiche e durature. Per andare oltre le tendenze, però, serve avere il coraggio di creare qualcosa di unico. E per farlo bisogna prima di tutto essere fedeli a se stessi, avere una propria identità e una visione personale. Chi lascia davvero un segno non è chi insegue ciò che esiste già, ma chi riesce a portare nel mondo qualcosa che prima non c’era.
Il giornalismo le ha insegnato ad ascoltare e raccontare. C’è una storia o un incontro che ha cambiato il suo modo di vedere il mondo?
Sì, c’è un incontro che porto ancora con me: la prima volta che ho incontrato Giorgio Armani. Ero adolescente, venivo ogni tanto a Milano dal Friuli e mi trovavo in un suo negozio. Quasi intimidito gli chiesi una foto e lui, invece di limitarsi a un gesto di cortesia, mi ringraziò per essere un suo cliente: avevo appena acquistato una semplice t-shirt. Poi mi disse che se lui faceva quel lavoro con successo, essere lo stilista che tutti conoscevano, era anche grazie a giovani come me che apprezzavano il suo lavoro. Quel momento mi colpì profondamente: un grande uomo, un gigante della moda e dell’imprenditoria, che trovava il tempo e il modo di ringraziare un ragazzo. Mi ha insegnato che la vera grandezza sta nel saper vedere oltre, nel riconoscere il valore delle persone e nel rimanere sempre umani, indipendentemente dal successo raggiunto.
Negli anni successivi ho avuto modo di incontrarlo molte altre volte, anche grazie al mio percorso nel mondo della moda, ma quel primo incontro è rimasto speciale. Poche parole, ma un insegnamento che mi accompagna ancora oggi.
Se dovesse immaginare la moda del futuro, quali valori dovrebbe custodire per non perdere la propria identità?
La moda del futuro dovrà custodire soprattutto la creatività e il sogno. Oggi vedo spesso un certo appiattimento, dove a prevalere è soltanto la logica del business e del fatturato. Sono aspetti importanti, naturalmente, perché ogni realtà deve essere sostenibile, ma la moda non può perdere la sua capacità di emozionare e sorprendere.
La moda nasce dalla visione, dalla capacità di immaginare qualcosa che ancora non esiste. Deve continuare a essere innovazione, racconto e desiderio, come è accaduto nel passato, quando è stata anche una straordinaria interprete e motore dei cambiamenti del costume e della società.
Quali sono i progetti che oggi la entusiasmano maggiormente e quale visione desidera trasmettere attraverso Galattica Holding?
I progetti che oggi mi entusiasmano di più sono quelli capaci di avere un’identità forte e unica. Nel tempo il mio percorso si è ampliato: oggi non mi occupo solo di moda, ma anche di lifestyle, viaggi, imprenditoria e soprattutto design, settore a mio avviso in forte crescita.
Amo lavorare creando progetti costruiti su misura, perché credo che ogni azienda, ogni brand e ogni persona abbiano una storia diversa da raccontare. In Galattica Holding la visione nasce proprio da questo: creare strategie di comunicazione, branding e posizionamento che valorizzino l’unicità di ciascun progetto.
Del resto, il Made in Italy ha costruito il suo valore proprio sulla capacità di essere riconoscibile e irripetibile. C’è una frase che ho coniato anni fa per un progetto e che ancora oggi mi rappresenta moltissimo: “Siamo tutti portatori sani di unicità”. Credo profondamente che sia questa unicità a fare la differenza.
Se potesse lasciare un messaggio ai giovani che sognano una carriera nel giornalismo, nella moda o nell’imprenditoria, quale consiglio darebbe loro?
Il mio consiglio ai giovani è di essere sempre appassionati e curiosi. Di leggere, informarsi, connettersi con il mondo e soprattutto con le persone, perché sono gli incontri e le relazioni a generare valore.
Bisogna avere fame di novità, di conoscenza e di esperienze: è proprio da questa apertura che nascono idee, sogni e spesso anche strade nuove, magari inizialmente inimmaginabili. La curiosità è il motore che permette di crescere e di costruire il proprio percorso.
Se dovesse essere ricordato non per i traguardi raggiunti, ma per il segno lasciato nelle persone, quale vorrebbe che fosse?
E’ una domanda molto difficile; se un giorno dovessi essere ricordato, vorrei che fosse soprattutto per la persona che sono stato, prima ancora che per eventuali risultati raggiunti. Mi piacerebbe che il ricordo fosse quello di un uomo buono, presente, capace di ascoltare e di aiutare, una persona che ha saputo lasciare qualcosa nel cuore degli altri.
Vorrei essere ricordato come una persona non solo bella da incontrare, ma soprattutto bella da avere nella propria vita. Quella dimensione romantica di cui parlavo prima: un uomo appassionato, curioso, pieno di energia, capace di trasmettere entusiasmo e di far sentire importanti le persone che ha accanto. Per me il successo più grande non sarebbe un traguardo professionale, ma sapere di aver reso, anche solo in piccola parte, la vita di qualcuno più ricca, più luminosa, più felice. Credo che questa sarebbe la più grande realizzazione come uomo.