
Intuitiva, dinamica, profondamente empatica.
Negli ultimi anni il nome di Oksana Kuzmenko è entrato con naturalezza nei circoli più esclusivi d’Europa, fino a essere indicata da molti osservatori come una delle donne più influenti della sua generazione.
Ma il suo potere non si misura nei salotti che frequenta, bensì nella sua straordinaria capacità di creare connessioni autentiche. Oksana possiede un talento raro: comprendere le persone prima ancora che si raccontino, intuire il potenziale nascosto dietro un progetto e trasformare incontri apparentemente casuali in alleanze capaci di generare valore, cultura e nuove opportunità.
Elegante nel pensiero quanto nell’azione, si muove tra moda, cinema e grandi eventi internazionali con la naturalezza di chi ha fatto della relazione umana una vera strategia. Nata in Ucraina, italiana d’adozione e cittadina del mondo per vocazione, ha trasformato la sua visione in un lavoro unico: costruire ponti tra talenti, idee e risorse.
Perché nel mondo di Oksana Kuzmenko le connessioni non sono mai semplici incontri:
sono architetture invisibili di fiducia, capaci di dare forma a nuovi percorsi e a nuove storie di successo.
Il percorso e le radici
Oksana, lei vive in Italia da oltre vent’anni e oggi è un punto di riferimento nei salotti più esclusivi d’Europa. Ci racconta come ha iniziato? C’è stato un momento preciso o un incontro particolare che le ha fatto capire che la sua strada sarebbe stata quella di “costruire ponti” tra mondi diversi?
Viaggiando molto ho capito che le connessioni sono fondamentali nella vita, nel lavoro e in vari ambiti. Io concepisco il mio business come capacità di influenzare, di muoversi in un contesto pubblico che permette di assumere un nuovo significato.
Se un tempo l’influenza era associata esclusivamente alla politica o all’economia, oggi diventa un ponte tra talenti e opportunità, tra chi ha potenziale e chi ha risorse.
Il sogno di bambina
Spesso chi ha una visione strategica così spiccata manifesta certi tratti già nell’infanzia. Quando era piccola, cosa sognava di diventare? Questa sua attuale professione di “stratega culturale” ha in qualche modo esaudito i desideri della Oksana bambina?
Si. Da bambina ho sempre voluto e sognato di fare un lavoro che mi permettesse di viaggiare, scoprire e conoscere gente. Non aveva un’idea esatta del “cosa fare”, ma certamente oggi il mio lavoro mi rappresenta molto e rappresenta anche, in una visione diversa, il sogno di quella bambina. E’ bellissimo fare un lavoro che si ama.
Definire l’indefinibile
Il termine “lobbista” viene spesso frainteso. Lei lo declina come “stratega della reputazione” e “architetto della fiducia”. Qual è la sfida più grande nello spiegare alle persone che il suo lavoro non riguarda solo “conoscere qualcuno”, ma creare un’infrastruttura di valore?
Spesso si pensa che basta un networking per far funzionare le cose: presentare gente ad altra gente. Ma non è così facile. Per prima cosa si deve costruire una rete di persone di valore, altamente professionali e capaci e saperle anche poi Mixare tra loro. Il successo di un progetto è dato da delle relazioni funzionale dove la reputazione del professionista è fondamentale. Non è solo un “passaparola” ma è proprio far incontrare al cliente la persona, o le persone, “giuste” per la loro esigenza e progetto.
Il valore della parola data
Lei ha dichiarato che lavora in circoli dove gli accordi si fissano a parole e il nome è la garanzia. In un’epoca dominata da contratti legali infiniti e burocrazia, come si costruisce e, soprattutto, come si mantiene una reputazione così solida da valere più di una firma?
Proprio grazie alla reputazione dei professionisti, delle persone che lavorano con me e per me, professionisti conosciuti, seri e capaci. Quando lavori con gente seria, la loro professionalità è importante, come la loro immagine; vale più di ogni contratto dove spesso, dietro, si vende “solo fumo”.
L’integrazione come risorsa
Arrivare dall’Ucraina e diventare parte integrante dei circoli d’élite di città come Parigi, Vienna o Montecarlo non è scontato. In che modo la sua prospettiva “internazionale” è diventata la sua marcia in più nel contesto europeo?
Perché ho sempre vissuto come “cittadina del mondo”. La mentalità è importante: troppo spesso vedo che le persone ragionano con un “protezionismo e nazionalismo” eccessivo. Con questo non vuol dire non essere fieri della propria nazione, delle risorse e delle eccellenze di un territorio. Ma per espandersi bisogno essere pronti a capire ed intercettare le “bravure” degli altri. Fare sistema è fondamentale, soprattutto in un’epoca come quella attuale e totalmente globalizzata.
Il ponte tra talento e risorse
Lei agisce come un catalizzatore tra chi ha il potenziale e chi ha i mezzi. Quali sono le qualità che cerca in un talento o in un progetto prima di decidere di “aprire quella porta” e metterci la faccia?
L’unicità del progetto, la serietà delle persone che verranno coinvolte. Solo quando comprendo che davvero c’è un potenziale e una professionalità, allora “ci metto la faccia” e attivo le connessioni.
Il fascino e le regole dei “circoli chiusi”
Milano, Cannes, Venezia… ogni piazza ha le sue regole non scritte. C’è una differenza fondamentale nel modo di fare networking, ad esempio, tra il mondo del cinema a Venezia e quello della moda a Montecarlo?
Il contesto cambia, le persone cambiano. La differenza fondamentale è l’approccio che una persona deve avere. Non è fingere, ma semplicemente capire il mondo del cinema è diverso da quello della moda. Si tratta semplicemente di “mercati” differenti.
L’impatto sociale e culturale
Collabora con programmi legati all’UNESCO e alla Mostra del Cinema. Quanto è importante per lei che le connessioni che crea abbiano anche un ritorno culturale o sociale, oltre che economico?
La cultura è parte di noi. La cultura è conoscenza e dove c’è cultura ci sono menti aperte, brillanti, c’è evoluzione e crescita sociale, oltre che economica. Quindi la parte culturale è fondamentale.
La gestione della pressione
Essere un “ponte” significa che entrambe le parti si fidano di lei. Come gestisce la responsabilità di garantire per qualcuno in contesti dove non sono ammessi errori di stile o di comportamento?
Come dicevo precedentemente essendo un lavoro, il mio operato parte “a monte”. Le persone si fidano di me e poi creano fiducia tra loro, proprio perché sono anni che lavoro nel costruire rapporti seri, sani e con persone giuste.
Oksana, oggi lei è riconosciuta come una delle donne più importanti e influenti del suo Paese d’origine, l’Ucraina, pur operando ai massimi livelli nel cuore dell’Europa. Cosa si prova a portare sulle spalle questa responsabilità? Sente che la sua influenza sia, in qualche modo, una missione per rappresentare la forza e la capacità di visione del suo popolo nel mondo?
Certamente mi fa piacere essere riconosciuta per la mia professionalità. Certamente è altrettanto vero che ci tengo alle mie radici ed è un onore poter portare “nel mondo” il mio paese. Molto di quello che sono deriva comunque dalle mie radici. La cosa importante per me è lavorare sempre con i valori che mi contraddistinguono: questa credo sia la cosa migliore per non deludere le aspettative.
Visione e Progetti Futuri
Guardando al futuro, quali sono i nuovi confini che Oksana Kuzmenko vuole esplorare? C’è un progetto ambizioso o un “ponte” che non ha ancora costruito e che rappresenta la sua prossima sfida professionale?
Sono una persona molto curiosa e anche questo è un plus nel mio lavoro. Ora sto lavorando a diversi progetti, soprattutto legati alla moda e al cinema. Ma a breve ci sarà anche il mondo del design. Ogni cosa che rientra nella “bellezza” è un qualcosa che mi affascina.
