
C’è chi scopre la fotografia studiandola sui libri e chi, invece, la apprende osservando il mondo con curiosità, lasciandosi guidare dall’istinto e dalla passione. È questo il percorso di Marco De Lima, fotografo che, partendo da autodidatta nel 2015, ha trasformato il desiderio di raccontare la realtà attraverso le immagini in una carriera costruita con dedizione, esperienza e continua ricerca.
Dalla street photography, autentica palestra di vita e di tecnica, fino ai grandi appuntamenti internazionali come Pitti Uomo e la Milano Fashion Week, il suo obiettivo ha saputo cogliere l’essenza dello stile senza mai perdere quella spontaneità che contraddistingue il suo linguaggio visivo. Oggi Marco De Lima collabora con modelle, brand e aziende del settore fashion, raccontando la moda con uno sguardo personale, elegante e contemporaneo, mentre continua a inseguire un sogno che profuma di editoria internazionale: vedere un suo scatto pubblicato sulle pagine di Vogue.
In questa intervista, Marco De Lima ripercorre le tappe del suo percorso professionale, dalle prime fotografie scattate per passione fino ai più prestigiosi appuntamenti del panorama fashion internazionale.

Hai iniziato da autodidatta nel 2015. Cosa ti ha spinto a prendere in mano una macchina fotografica e a trasformare una passione in una professione?
Ho iniziato per curiosità e per il piacere di sperimentare: fotografavo nuvole, fiori, particolari e dettagli per allenare lo sguardo. Con il tempo, la pratica costante e la soddisfazione nel raccontare storie attraverso le immagini mi hanno spinto a trasformare quella passione in un lavoro, cercando sempre nuove occasioni per mettermi alla prova.
La street photography ha rappresentato una tappa fondamentale del tuo percorso. Cosa ti ha insegnato questo genere fotografico che ancora oggi porti nel tuo lavoro?
La street photography mi ha insegnato a leggere la luce rapidamente, a cogliere l’attimo e ad adattarmi a situazioni imprevedibili. Mi ha formato uno sguardo attento al dettaglio e alla spontaneità, qualità che porto con me anche negli shooting di moda.


Hai partecipato per quattro anni consecutivi al progetto “Cities”, ottenendo anche una menzione speciale. Che ricordo conservi di quell’esperienza?
È stata una vera palestra creativa. Confrontarmi con altri autori e vedere le mie fotografie selezionate per una pubblicazione è stato molto stimolante. Ricordo con piacere l’energia delle giornate di scatto in città e la soddisfazione della menzione speciale, che ha rappresentato un’importante conferma del valore del mio lavoro.
Dal fotografare la strada sei passato al mondo della moda. Quando hai capito che quello sarebbe diventato il tuo ambiente naturale?
Il passaggio è avvenuto gradualmente. Collaborando con modelle, brand e negozi di abbigliamento ho scoperto una forte affinità con l’estetica della moda. Leggere Vogue, seguire le sfilate e partecipare a progetti fashion mi ha fatto capire che quello era il linguaggio che meglio rispecchiava il mio gusto e la mia visione creativa.

Hai collaborato con modelle, brand e negozi di abbigliamento. Qual è stato il progetto che ti ha fatto dire: “Sto andando nella direzione giusta”?
I primi lavori realizzati per brand e negozi sono stati determinanti. Poter unire composizione, styling e il mio modo di interpretare la luce, vedere le immagini utilizzate in campagne commerciali e ricevere riscontri concreti mi ha dato la certezza di aver intrapreso il percorso giusto.
Un’esperienza particolarmente significativa è stata la collaborazione con il brand italiano Silvio Fiorello, specializzato in cravatte e accessori: è stato un onore lavorare per loro e mettere il massimo impegno nel realizzare immagini fedeli alle linee guida richieste.
La moda è una continua fonte di ispirazione per te. Dove nascono le idee che poi trasformi nei tuoi scatti?
Le idee arrivano da molteplici fonti: dalle pagine di Vogue, dalle sfilate, dall’osservazione delle persone in strada e dal confronto con chi collabora ai progetti. Spesso tutto nasce da un dettaglio, da un’atmosfera o da un’emozione che prende forma nella mia mente prima ancora di diventare fotografia.

L’approdo a Pitti Uomo nel 2023 è stato un momento importante della tua carriera. Cosa hai provato entrando in uno degli eventi di moda più prestigiosi al mondo?
È stato un sogno che si realizzava. Sono rimasto affascinato dall’atmosfera e ho cercato di raccontare i dandy mantenendo il mio stile, fondendo l’esperienza maturata nella street photography con l’estetica della moda. È stata una svolta importante che mi ha aperto nuove prospettive professionali.
Dopo Pitti hai iniziato a lavorare anche alla Milano Fashion Week. Quali differenze hai trovato tra questi due grandi appuntamenti della moda?
Pitti Uomo mi ha conquistato per l’eleganza dei dandy e per la sua atmosfera unica. La Milano Fashion Week, invece, è molto più frenetica, con un entourage internazionale, una maggiore presenza di celebrità e una continua varietà di soggetti. Sono due realtà diverse ma entrambe estremamente stimolanti.

Il tuo stile unisce spontaneità e ricerca estetica. Come riesci a mantenere la tua identità fotografica pur lavorando in contesti così diversi?
Cerco sempre di restare fedele al mio modo di osservare la luce, alla composizione e al tempismo dello scatto. Anche quando cambia il contesto, continuo a cercare quel dettaglio e quell’attimo che raccontano la scena attraverso il mio sguardo. È un equilibrio costante tra tecnica, estetica e spontaneità.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi obiettivi e quali collaborazioni sogni di realizzare nei prossimi anni?
Il mio obiettivo è continuare a crescere nel mondo della fotografia di moda, collaborando con brand e professionisti sempre più importanti. Amo mettermi alla prova e cercare nuovi stimoli creativi. Il sogno che custodisco da sempre è vedere una mia fotografia pubblicata su Vogue. E, nel profondo, sono convinto che quel giorno arriverà.
Con talento, dedizione e uno sguardo capace di trasformare ogni dettaglio in racconto visivo, Marco De Lima continua il suo percorso professionale tra le passerelle e le strade del mondo, dimostrando che dietro ogni grande fotografia c’è molto più di un semplice scatto: c’è la capacità di osservare, interpretare ed emozionare.
