
Il coraggio di trasformare la moda in arte e l’arte in identità indossabile è il tratto distintivo del percorso creativo di Tiziana Cabboi, stilista-artista capace di fondere pittura, sartorialità e memoria culturale in un linguaggio visivo unico. Le sue creazioni, profondamente radicate nell’anima della Sardegna, diventano narrazioni tessili che parlano di tradizione, appartenenza e contemporaneità. Dopo la recente partecipazione alla prestigiosa sfilata internazionale nella suggestiva cornice di Fort Manoel, Tiziana Cabboi continua a portare nel mondo una visione autentica e identitaria della moda, dove ogni abito è un’opera d’arte viva, in movimento. In questa intervista ci racconta il suo percorso, le sue ispirazioni e i progetti futuri, guidati da un profondo legame con la sua terra e da una costante ricerca espressiva.
Tiziana, il suo lavoro unisce moda e pittura in modo unico: come nasce questa fusione tra arte e sartoria nel suo percorso creativo?
Nel mio percorso creativo questa fusione nasce dal desiderio di superare i confini della moda dalla sua schematura contemporanea inserendo “diversità”. Considerato che si parla sempre meno d’arte, l’intento è quello di trasformare un semplice capo d’abbigliamento in espressione artistica tangibile, rendendo così l’arte viva e accessibile anche al di fuori di spazi e luoghi espositivi preposti, non sempre accessibili e immediati, trasformando chi indossa l’abito in un’opera d’arte in movimento, nell’immediato e accessibile a tutti.
foto di Umberto Fadda



La Sardegna è una fonte d’ispirazione centrale per le sue collezioni: in che modo storia, tradizioni e identità della sua terra si riflettono concretamente nei suoi abiti?
Si riflettono concretamente in un linguaggio non parlato ma visivo… Elementi che si contaminano e narrano, attraverso un filo conduttore che unisce memoria, storia e artigianalità identitaria riportata attraverso tessiture tradizionali, broccati, sete, velluti, bottoni in filigrana, monili e amuleti: Su Coccu, Sa Punga, Su Lasu e altri… spesso protagonisti dell’unicità dei nostri costumi tradizionali; fieno e giunco usati in antichità per la realizzazione di cesti di uso quotidiano, che rivisitati diventano accessori e copricapo. Scorci di paesaggi isolani ed eventi culturali riportati nei tessuti: Su Ballu Tundu e altri… Tutto ciò è parte di un racconto fatto di colori, storia, cultura e tradizioni che parlano di identità globale, orgoglio e appartenenza.
Le sue creazioni sono spesso considerate vere e proprie opere d’arte da indossare: quanto conta la componente pittorica nel processo di progettazione di un capo?
Nel processo di progettazione di un capo l’espressione artistica, attraverso la componente pittorica, è importante in quanto non solo parte decorativa, ma un mezzo comunicativo globale per raccontare storia, cultura, usi e tradizioni, determinare ed evocare identità.
foto di Luca Laganà


Ha recentemente partecipato a una prestigiosa sfilata internazionale a Malta: che esperienza è stata e quale messaggio ha voluto portare su quella passerella?
L’esperienza in una cornice storica meravigliosa come Fort Manoel è stata molto positiva; un’occasione di confronto, conoscenza e crescita professionale e umana, guidata da un team empatico e collaborativo. È stato un onore aver fatto parte di un evento internazionale in presenza di stilisti di spicco e presenze editoriali. Ho voluto ancora una volta, attraverso il mio stile identitario e il legame alle tradizioni millenarie, presentare e condividere l’anima della mia terra. Ringrazio infinitamente l’organizzatrice Marina Merisanu e tutte le persone che hanno contribuito a realizzare l’evento.
In un contesto internazionale, come viene percepita l’estetica ispirata alla cultura sarda e quali reazioni ha ricevuto dal pubblico e dagli addetti ai lavori?
Sia da parte del pubblico che dagli addetti ai lavori ho percepito molto interesse, curiosità, apprezzamenti e varie richieste di approfondimenti sull’estetica ispirata alla cultura sarda. Le reazioni sono state molto entusiasmanti e soddisfacenti.
Quali sono le principali sfide che una stilista-artista incontra nel coniugare artigianalità, identità territoriale e mercato della moda contemporanea?
Tra le principali sfide vi è certamente quella di “raccontare” l’identità del territorio in modo comprensibile alla visione anche senza presentazioni… Coniugare e trovare equilibrio tra artigianalità/identità territoriale e mercato contemporaneo, trasmettere storia e tradizioni alle nuove generazioni non è sempre facile, in quanto molto proiettate sul futuro. Dovremo rieducare al non “Fast Fashion” ma all’originalità, spesso in contesti comuni non ancora accettata e/o indossata con disinvoltura.
Guardando al futuro, quali nuovi progetti o collezioni ha in mente per continuare a raccontare, attraverso la moda, la sua visione artistica e la bellezza della Sardegna?
Il mio progetto futuro consisterà nel portare non solo moda ma, attraverso nuove ricerche, continuare la mia “narrazione”, senza mai perdere quel filo emozionale fatto di intrecci identitari, reinterpretando in un linguaggio contemporaneo capi e accessori come pezzi unici o in edizione limitata. Non perdere la capacità di evolvermi e adattarmi alle esigenze della moda e della modernità, senza mai, però, tralasciare la vera identità e unicità di bellezza e anima sarda.