
Con la sua folta chioma di boccoli biondo platino, potrebbe sembrare una modella pronta a sfilare su una delle più prestigiose runway della Fashion Week. Ma quando sale sul palco, Elisabetta Bernardini dimostra subito di essere molto di più.
Accoglie con competenza, naturalezza e una voce rassicurante il pubblico di professionisti accorsi al Novotel di Parma per la due giorni dedicata al Biohacking.
Non è una semplice relatrice: è una professionista autorevole che ha trasformato una passione in una professione. Tra viaggi, studio e ricerca, oggi è considerata una delle principali esponenti nel campo della Longevity e del Biohacking in Italia.
È una di quelle donne che suscitano reazioni forti: ammirazione o invidia. In fondo, due forme diverse di riconoscimento.
La sua capacità dialettica è notevole. Elisabetta cattura l’attenzione del pubblico e lo accompagna passo dopo passo nella comprensione dei temi che espone. Un chiaro esempio di leadership carismatica, in cui ogni affermazione è sostenuta da solide basi scientifiche.
Il suo messaggio è chiaro: in un mondo dove tutto sembra immediato e a portata di click, esistono ambiti in cui servono tempo, allenamento fisico e mentale, costanza e determinazione.
E poi c’è anche un altro aspetto impossibile da ignorare: Elisabetta Bernardini è una donna di così grande fascino, che potrebbe facilmente essere immaginata come un angelo di Victoria’s Secret.
Da qui nasce una serie di domande, dalle più leggere alle più profonde.

Preparazione e performance
Dottoressa Bernardini, prima di eventi importanti come il recente incontro sul Biohacking a Parma, come si prepara dal punto di vista fisico, mentale ed emotivo per garantire una performance autorevole e coinvolgente?
Oltre all’accurata preparazione dei contenuti tecnici, ciò a cui tengo maggiormente è portare alla platea il mio messaggio con energia e autenticità. Il maggior successo, per me, è creare un filo comunicativo invisibile ma estremamente tangibile tra relatore e pubblico.
Credo che questo si stabilisca solo attraverso una vitalità intrinseca — fisica, mentale ed emotiva — dello speaker.
Troppo spesso, ascoltando alcuni colleghi, mi trovo a fare la triste riflessione di quanto si perdano preziose occasioni divulgative a causa di uno stile spento e poco coinvolgente.
Personalmente mi preparo anche con attività fisica e visualizzazioni, nelle quali ripercorro le motivazioni alla radice della mia vocazione e l’entusiasmo che mi dona realizzarla ogni giorno.
Insomma: “Do it with passion, or don’t do it at all.”

Stile e identità professionale
Il suo stile è sempre curato ed elegante. Quanto conta, secondo lei, l’immagine in un contesto scientifico e divulgativo? E come sceglie il look per un evento professionale?
Conta moltissimo, specialmente per una donna, per evitare quegli inevitabili bias cognitivi e di giudizio che purtroppo — inutile negarlo — esistono ancora, soprattutto quando una donna ha anche un bell’aspetto.
Personalmente, per un evento professionale scelgo sempre tailleur con giacca, gonna o pantalone, con colori classici come nero, grigio, beige o panna. Evito colori sgargianti e fantasie floreali.
Amando portare i capelli lunghi e sciolti, cerco di equilibrare la mia femminilità con un look rigoroso, che trovo particolarmente adatto e rispettoso del contesto, del pubblico e delle occasioni.
Ammetto che, sia quando sono relatrice sia quando sono organizzatrice, non condivido affatto la scelta — per fortuna di pochi — di presentarsi in abiti troppo informali o addirittura fuori contesto.
Il look è parte imprescindibile della comunicazione.

Donna e autorevolezza nel mondo scientifico
Ha mai percepito difficoltà o pregiudizi legati al fatto di essere donna in ambienti tecnico-scientifici spesso a prevalenza maschile? Come vive e interpreta oggi la leadership femminile?
Sicuramente questi pregiudizi esistono e bisogna combatterli a suon di competenza e serietà professionale.
È importante tenerne conto con saggezza e anticiparli, evitando di fornire assist a possibili battute o banalizzazioni.
Oggi vivo la leadership femminile con grande fiducia per i traguardi che è possibile raggiungere, traendo ispirazione da grandi donne leader in ogni campo.
Intelligenza e preparazione, coniugate con sensibilità, cura, empatia e attenzione per l’altro, possono rappresentare un mix imbattibile portato da ogni leader donna.
Devo dire però che, quando ci si confronta con colleghi uomini davvero “risolti”, la leadership diventa una categoria universale e superiore, reciprocamente riconosciuta e fonte di immediata ispirazione.
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Estetica e carriera
Il suo aspetto è indubbiamente distintivo: lo considera un punto di forza nella comunicazione oppure, in alcuni momenti della sua carriera, è stato necessario dimostrare il doppio per affermare la sua competenza?
Lo ritengo un punto di forza e allo stesso tempo una sfida.
In Italia, purtroppo, sembra ancora diffusa l’idea che la competenza professionale sia inversamente proporzionale all’aspetto estetico.
La sfida, a mio parere, sta proprio nel non piegarsi a questi luoghi comuni e nel rispondere con i fatti, dimostrando spesso il doppio.
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Longevity e visione futura
Quali sono le sue prospettive e i suoi sogni nel campo della Longevity? E quale messaggio desidera trasmettere a chi aspira a costruire una vita lunga, sana e consapevole?
Le mie prospettive e i miei sogni nel campo della longevity sono legati alla massima divulgazione e diffusione della conoscenza e della consapevolezza verso il grande pubblico.
Oggi disponiamo già di enormi evidenze scientifiche che, purtroppo, non arrivano ancora alle persone, perché manca una sufficiente percezione del rischio e una reale applicazione della prevenzione primaria.
Possiamo fare moltissimo per preservare il nostro potenziale di salute.
In particolare, mi sta molto a cuore sensibilizzare sulla medicina di genere, che non è solo — come spesso si pensa — la medicina delle donne legata al sesso biologico.
È invece una medicina che combatte gli stereotipi socio-culturali di genere: quell’insieme di aspettative, ruoli, norme e condizioni sociali ed economiche che differenziano uomini e donne nella società e che influenzano profondamente il modo in cui la salute viene vissuta, espressa, compresa, diagnosticata e trattata.
Le donne, purtroppo, sono spesso più esposte al fenomeno del gaslighting medico.
Questo accade quando un medico sminuisce, ignora o nega i sintomi riferiti dal paziente, suggerendo che siano frutto dell’immaginazione o esagerati, senza effettuare ulteriori accertamenti.
Un atteggiamento che non solo invalida l’esperienza del paziente, ma può portarlo a sentirsi confuso, non creduto e insicuro rispetto alla propria salute.
Mi auguro di poter dare un contributo concreto su questo fronte nel mio lavoro futuro.