
Intervista a Marina Radaelli, Lifestyle Advisor, project Innovation Manager e consulente d’immagine, tra sartoria, Made in Italy e innovazione.
Marina, durante l’evento all’Aspria Harbour Club ha parlato di innovazione, benessere e cultura dell’immagine. Partiamo proprio da qui: quanto conta oggi l’immagine personale?
Oggi l’immagine è molto più di un fatto estetico. È uno strumento di comunicazione, spesso il primo attraverso cui gli altri percepiscono chi siamo. Viviamo in un’epoca in cui il tempo di attenzione è sempre più ridotto e i primi secondi diventano decisivi. Per questo un’immagine coerente, autentica e costruita con consapevolezza aiuta a trasmettere credibilità, professionalità e personalità.
Lei ama ripetere che la moda è un linguaggio. Cosa significa concretamente?
Ogni scelta comunica qualcosa: il taglio di una giacca, il colore di un abito, un accessorio, persino il modo in cui un capo veste il corpo. La moda non dovrebbe mai essere interpretata come una semplice ricerca delle tendenze, ma come uno strumento per raccontare la propria identità. Vestirsi bene significa trovare un equilibrio tra ciò che siamo e ciò che desideriamo comunicare.

Il suo lavoro va oltre la classica consulenza d’immagine. Qual è il valore aggiunto del suo metodo?
Il mio percorso professionale unisce competenze diverse. Da una parte mi occupo di innovazione tecnologica e sviluppo organizzativo, dall’altra sono consulente d’immagine e progettista di sartoria femminile. Questa combinazione mi permette di accompagnare ogni persona in un percorso completo, che non si limita a suggerire un look, ma costruisce un’identità visiva coerente con gli obiettivi personali e professionali.
La sartoria occupa un ruolo centrale nella sua attività. Perché continua a rappresentare un valore così importante?
Perché ogni persona è unica e anche l’abito dovrebbe esserlo. Grazie alla mia formazione come stilista e modellista posso progettare capi esclusivi studiati sulle caratteristiche fisiche della cliente, sulla sua personalità e sul messaggio che desidera trasmettere. La sartoria permette di valorizzare ogni fisicità senza omologare, trasformando l’abito in un’espressione autentica della persona.

E oltre all’abito?
Credo che lo stile non passi soltanto dall’abito, ma dall’insieme di tutti quegli elementi che contribuiscono a raccontare chi siamo. Gli accessori, come occhiali, scarpe, borse e gioielli, hanno un ruolo fondamentale: sono dettagli capaci di comunicare personalità, gusto e identità, spesso anche più di un capo d’abbigliamento. Allo stesso tempo trovo sempre più importante dare valore a ciò che già possediamo. Un capo vintage, un abito custodito nell’armadio da anni o un accessorio di famiglia possono acquistare una nuova vita attraverso piccoli interventi di restyling. Rimettere in taglia un capo, modificarne il taglio, aggiornarne i dettagli significa renderlo contemporaneo senza rinunciare alla sua storia. È un approccio che unisce creatività, sostenibilità e consapevolezza: non si tratta solo di seguire le tendenze, ma di costruire uno stile personale valorizzando ciò che abbiamo già, trasformandolo in qualcosa di attuale e autentico.
Quanto conta il Made in Italy in questo percorso?
Ha un valore fondamentale. Il Made in Italy rappresenta cultura, qualità, ricerca del dettaglio e artigianalità. Un’immagine costruita con attenzione passa anche attraverso la scelta dei materiali, delle lavorazioni, degli accessori e della personalizzazione del capo. Sono tutti elementi che raccontano una storia e contribuiscono a creare uno stile realmente distintivo.

Parliamo di stile. Esiste uno stile giusto per tutti?
No, esiste lo stile giusto per ciascuno di noi. Il mio lavoro consiste nell’ascoltare la persona, comprenderne la personalità, le esigenze, il contesto professionale e gli obiettivi. Solo così è possibile costruire un’immagine autentica. Non credo nelle trasformazioni artificiali: credo nella valorizzazione di ciò che rende ogni individuo unico.
Anche l’armocromia è diventata un tema molto discusso. Qual è il suo punto di vista?
L’armocromia è certamente uno strumento utile, ma non può essere l’unico criterio. Il colore deve dialogare con la personalità, con lo stile di vita e con il messaggio che si vuole trasmettere. La consulenza d’immagine è molto più ampia: comprende proporzioni, linee, tessuti, vestibilità, linguaggio non verbale e percezione complessiva.

Durante l’incontro è intervenuto anche Gaetano Esposito, interprete della tradizione sartoriale napoletana. Quanto è importante il dialogo tra consulenza d’immagine e alta sartoria?
È una collaborazione naturale. La consulenza serve a comprendere la persona; la sartoria trasforma questa analisi in un capo unico. Insieme riusciamo a creare un percorso completamente personalizzato, in cui tradizione artigianale, eleganza e attenzione ai dettagli diventano strumenti concreti di valorizzazione.
Nel suo percorso professionale convivono moda e innovazione. Due mondi apparentemente lontani che, invece, lei considera complementari.
Assolutamente. L’innovazione riguarda le tecnologie, ma soprattutto il modo di pensare. Credo in un modello che metta in relazione imprese, professionisti, formazione e cultura del bello. La moda, la sartoria e il benessere possono dialogare perfettamente con il mondo dell’innovazione perché hanno un obiettivo comune: valorizzare il capitale umano.

Qual è la sua visione per il futuro?
Sto lavorando alla creazione di un hub che favorisca l’incontro tra aziende innovative, professionisti e realtà artigianali del Made in Italy. Vorrei creare uno spazio in cui tecnologia, cultura dell’immagine, formazione e benessere possano generare nuove opportunità di crescita. Credo che il futuro appartenga a chi saprà mettere al centro la persona, senza rinunciare alla qualità, all’eleganza e all’eccellenza della nostra tradizione.