
Colori, fantasia, materiali, miniature e mondi immaginari. L’arte di Claudia Pietralunga nasce da una necessità profonda: trasformare ciò che sente in immagini capaci di raccontare emozioni, pensieri e messaggi.
Originaria di Piombino e classe 1981, Claudia è un’artista poliedrica che nel corso degli anni ha costruito un percorso fatto di pittura, modellismo, miniatura, bozzetti e creazioni artistiche. Un cammino iniziato nei primi anni Duemila e cresciuto progressivamente fino a raggiungere importanti palcoscenici nazionali e internazionali, da New York a Parigi, da Dubai a Pechino.
Nel suo percorso non mancano riconoscimenti, pubblicazioni, videoesposizioni e collaborazioni con importanti realtà del mondo dell’arte. Le sue opere sono state presentate anche in contesti prestigiosi alla presenza di figure di rilievo della cultura e della critica artistica.
Ma dietro i premi e le esposizioni c’è soprattutto una donna che ha scelto di fare della creatività il proprio modo di comunicare. Un’artista che non ama fermarsi a una sola tecnica e che continua a sperimentare, lasciandosi guidare dalla fantasia e dal desiderio di trasformare la realtà.
Tra le opere più significative del suo percorso c’è “La donna come una tigre”, un lavoro nato per affrontare il tema della violenza contro le donne e diventato successivamente anche un prezioso kimono, trasformando la pittura in moda e portando il messaggio dell’opera in una nuova dimensione.
Oggi Claudia Pietralunga guarda già ai prossimi traguardi, tra nuovi progetti, pubblicazioni ed esposizioni internazionali, con lo sguardo rivolto anche a Venezia e al Principato di Monaco.
Abbiamo incontrato Claudia per ripercorrere insieme le tappe più importanti del suo viaggio artistico, ma soprattutto per conoscere la donna che si cela dietro le sue opere.

Dalle prime esperienze fino alle esposizioni internazionali: il suo percorso artistico è stato ricco di tappe, riconoscimenti e nuove sfide. Quando ha capito che l’arte non sarebbe stata soltanto una passione, ma una parte importante della sua vita?
Ho capito che l’arte non sarebbe stata soltanto una passione, ma una parte importante della mia vita soprattutto attraverso le diverse fasi che ho attraversato. L’arte mi ha accompagnata, sostenuta e aiutata a esprimere emozioni e pensieri che a volte erano difficili da comunicare a parole.
È diventata il mio linguaggio, il mio modo più autentico di raccontarmi e di guardare il mondo. Con il tempo ho compreso che non era semplicemente qualcosa che amavo fare, ma una parte profonda di me, capace di accompagnarmi nella crescita personale e professionale.

Nelle sue opere utilizza colori vivaci, elementi immaginari e talvolta materiali particolari, come il tulle. Da dove nasce questa necessità di andare oltre ciò che è visibile e trasformare la realtà attraverso la propria immaginazione?
Credo che questa necessità nasca dal mio essere profondamente fiabesca e dal legame che ancora oggi sento con la bambina che è dentro di me.
Sono molto legata alla mia infanzia, a quel mondo fatto di meraviglia, fantasia e possibilità infinite, e penso che una parte di me non abbia mai smesso di sognare.
Attraverso i colori, gli elementi immaginari e i materiali cerco proprio di dare forma a ciò che normalmente non si vede: emozioni, sogni e mondi interiori.
Mi piace trasformare la realtà e reinterpretarla con uno sguardo più poetico e magico, lasciando spazio alla fantasia e alla libertà di immaginare.

Ha avuto l’opportunità di esporre in importanti città italiane e internazionali, da New York a Parigi, fino a Dubai e Pechino. Qual è stata l’esperienza che più l’ha emozionata o che sente abbia segnato una svolta nel suo percorso?
Senza dubbio, tra le esperienze che più mi hanno emozionata c’è New York. Quando ho ricevuto la proposta di esporre lì, dall’emozione non sono riuscita a dormire per tutta la notte.
Sentivo che stava accadendo qualcosa di importante e che, in qualche modo, quel momento rappresentava un traguardo, ma anche un nuovo inizio.
Un’altra esperienza che porto nel cuore è stata Sanremo, dove ho avuto l’opportunità di vedere la mia opera “La donna come una tigre” video esposta in un luogo così iconico come il Teatro Ariston.
Ricordo ancora le gambe che mi tremavano dall’emozione. Sono momenti che rimangono impressi e che mi ricordano quanto sia straordinario, per un’artista, vedere la propria creatività arrivare in luoghi e contesti che forse, un tempo, sembravano impossibili da raggiungere.

Una delle sue opere più significative è “La donna come una tigre”, dedicata alla violenza contro le donne e successivamente trasformata in un prezioso kimono. Quanto è importante per lei utilizzare l’arte anche per lanciare messaggi sociali e dare voce a tematiche così delicate?
Per me è molto importante che l’arte possa andare oltre la semplice bellezza e diventare anche uno strumento per comunicare, sensibilizzare e dare voce a tematiche importanti.
“La donna come una tigre” nasce proprio da questa esigenza: affrontare un tema purtroppo ancora molto attuale come la violenza contro le donne e, allo stesso tempo, trasmettere un messaggio di forza e di coraggio.
Con quest’opera vorrei invitare ogni donna a riconoscere il proprio valore, a non avere paura di far sentire la propria voce e a trovare dentro di sé la forza per reagire e rinascere.
La tigre rappresenta proprio questo: una donna forte, libera, consapevole della propria energia e del proprio potere.
Il fatto che l’opera sia poi diventata un kimono rappresenta per me un ulteriore modo di far vivere questo messaggio: l’arte può uscire dalla tela, trasformarsi e trovare nuove forme.
Per me, se un’opera riesce a suscitare un’emozione ma anche a lasciare un messaggio, allora ha raggiunto un significato ancora più profondo.

Lei non è soltanto pittrice, ma anche modellista, miniaturista, bozzettista e creatrice di oggettistica artistica. Da dove nasce questa continua voglia di sperimentare e quale delle sue tante forme espressive sente oggi più vicina?
Io non mi fermo mai: la mia arte è in continua evoluzione.
Sento costantemente il bisogno di crescere, di sperimentare e di superare i miei stessi limiti. Cerco sempre di dare il massimo in tutto ciò che faccio, con l’obiettivo di migliorarmi e di arrivare sempre più in alto, sia a livello artistico che personale.
Per me l’arte è un percorso dinamico, mai statico, fatto di ricerca continua e di nuove sfide che mi spingono a reinventarmi ogni volta.
Non sento quindi di poter scegliere una sola forma espressiva: ognuna rappresenta una parte di me e mi permette di raccontare qualcosa di diverso.
Nel 2026 il suo percorso continua con nuove esposizioni, pubblicazioni e progetti internazionali, mentre si avvicinano anche importanti appuntamenti come Venezia e il Principato di Monaco. Qual è il sogno artistico che Claudia Pietralunga vorrebbe ancora realizzare?
Il mio sogno è dare forma a un luogo che raccolga la mia visione: una galleria personale dove le mie opere possano vivere e dialogare tra loro.
Accanto a questo, immagino un atelier in cui l’arte si intrecci con la moda, trasformandosi in abiti che raccontano le mie creazioni e prendono vita sulle passerelle.
Desidero inoltre portare la mia arte su palcoscenici internazionali e iconici come il Red Carpet, non solo come artista, ma anche come voce riconoscibile di un universo creativo che vuole essere visto, vissuto e condiviso.

Se dovesse scegliere una sola sua opera per raccontare chi è Claudia Pietralunga come artista e come donna, quale sceglierebbe e perché?
Sceglierei sicuramente “La donna come una tigre”, perché racchiude molto di me, non soltanto come artista ma anche come donna.
È un’opera che parla di forza, coraggio, consapevolezza e capacità di reagire. La tigre rappresenta una donna che non deve abbassarsi davanti a nessuno, che deve riconoscere il proprio valore e trovare la forza di combattere ogni giorno per la propria libertà.
In quell’opera c’è il mio modo di vedere l’arte: non soltanto qualcosa da osservare, ma qualcosa che deve arrivare dentro le persone e lasciare una traccia.
E forse è proprio questo ciò che desidero maggiormente dalla mia arte: emozionare, far riflettere e, quando possibile, dare anche un po’ di forza a chi la guarda.