
C’è chi nasce in un luogo e resta, e chi invece attraversa mondi diversi costruendo, passo dopo passo, una nuova identità.
La storia che raccontiamo oggi è quella di una donna che ha fatto della trasformazione la sua forza: dalle radici profonde della Siberia, passando per l’eleganza italiana, fino all’energia internazionale di Malta.
Modella, presenza nel mondo del cinema e soprattutto donna e madre, il suo percorso è un intreccio di resilienza, sensibilità e visione. Un racconto autentico, fatto di sfide, rinascite e sogni che si evolvono nel tempo.
L’ho incontrata la prima volta ad un evento dal respiro internazionale e fin da subito mi ha colpita per la forza che emana, per la voglia di vivere. La tenacia, la resilienza e lo spessore affiorano sempre anche quando si calca una passerella, e la sua camminata “parla” al suo posto.
Kristi Gauci è un’artista vera.
La tua storia parte dalla Siberia, passa dall’Italia e approda a Malta: in che modo questi tre mondi così diversi hanno influenzato la tua identità artistica e professionale?
La mia storia è un viaggio che attraversa mondi molto diversi, e ognuno ha lasciato un segno profondo nella mia identità artistica e professionale.


Sono nata in Siberia, una terra intensa e forte, dove ho imparato il valore della resilienza, della disciplina e della profondità emotiva. Credo che proprio da lì derivi la mia capacità di sentire in modo autentico e di esprimere emozioni vere—qualità fondamentali sia nella moda che nel cinema.
Malta è stata il mio primo grande incontro con l’internazionalità. Ho vissuto lì per sette anni ed è un paese che mi ha aperto la mente, dinamico e ricco di opportunità, soprattutto nel mondo creativo. È anche il luogo che ho scelto di chiamare casa, perché mi permette di conciliare la vita familiare con la crescita professionale. Proprio lì, nel 2017, ho ricevuto la mia prima proposta cinematografica: un momento decisivo per il mio percorso.
L’Italia, e in particolare la Sardegna, ha rappresentato invece una dimensione più intima e culturale. Qui ho respirato da vicino l’eleganza, la tradizione e il senso estetico italiano, che hanno influenzato profondamente il mio gusto.
In sintesi, la mia identità è un equilibrio tra forza siberiana, apertura internazionale maltese e sensibilità estetica italiana.


Qual è stato il momento più difficile nel tuo percorso di trasferimento e reinvenzione all’estero, e cosa ti ha dato la forza di continuare?
Il momento più difficile è stato il trasferimento a Malta nel 2004. Arrivavo da una grande città, piena di vita e riferimenti, e mi sono ritrovata su un’isola piccola, completamente diversa.
La sfida più grande è stata la solitudine. Il primo anno lo definisco un anno di sopravvivenza: ho dovuto ricostruire tutto da zero, dentro e fuori di me.
Ma proprio lì ho scoperto la mia forza. Ho imparato ad ascoltarmi, a diventare indipendente e ad affrontare il cambiamento senza paura. La determinazione e il desiderio di costruire un futuro migliore per me e per i miei figli sono stati la mia spinta più grande.
Oggi posso dire che quella solitudine mi ha trasformata: mi ha resa più forte e consapevole.


Come cambia il tuo approccio alla moda e alla recitazione quando lavori in contesti culturali così differenti?
Il mio approccio cambia molto in base al contesto culturale, anche se il mio modo di sentire resta sempre lo stesso.
Nel cinema ho avuto esperienze iniziali, soprattutto come comparsa, ma questo mi ha permesso di osservare e comprendere profondamente le dinamiche del set. Ogni ambiente ha un linguaggio unico.
Quando lavoro in contesti diversi, cerco di adattarmi senza perdere me stessa. Osservo, ascolto e imparo. Ogni cultura ha una propria estetica e sensibilità, e questo influenza il mio modo di esprimermi.
È proprio questa continua scoperta che amo: crescere attraverso le persone e le esperienze.
Hai appena partecipato a un evento di moda internazionale: che emozione ti ha lasciato e quale messaggio senti di aver trasmesso?
È stata un’emozione intensa. Vedere tante donne diverse, ognuna con la propria unicità, e collaborare con designer provenienti da tutto il mondo mi ha fatto sentire parte di qualcosa di grande.
Era un ambiente ricco di energia e creatività, dove le differenze diventavano valore.
Più che cercare la perfezione, ho voluto portare autenticità. Il messaggio che sento di aver trasmesso è che la bellezza non è solo estetica, ma anche connessione, diversità e verità.


Essere modella e attrice richiede versatilità: quale dimensione senti più vicina oggi e perché?
Entrambe richiedono versatilità, ma oggi sento più vicina la recitazione.
La percepisco come una sfida più profonda, quasi provocante a livello emotivo. Ti mette davanti a te stessa e ti spinge a esplorare lati che non conosci.
La moda resta una parte importante del mio percorso, ma oggi la vivo con uno sguardo più maturo. È una dimensione che vedo anche proiettata nel futuro di mia figlia, come qualcosa di bello e leggero.
C’è un progetto che senti racconti davvero chi sei, al di là dell’immagine estetica?
Sì, presentare l’abito “Malta” della designer Elena Vollmann è stata un’esperienza profondamente significativa.
Non era solo indossare un abito, ma raccontare una storia. Un vestito dipinto a mano che rappresenta l’anima di Malta.
Indossandolo, mi sono sentita parte di questo paese. Presentarlo durante eventi importanti è stato motivo di grande orgoglio.
In quel momento, ciò che mostravo all’esterno era perfettamente allineato con ciò che sentivo dentro.

Guardando al futuro, quale sogno desideri realizzare?
Oggi sento di avere una missione più profonda di un semplice obiettivo professionale.
Sono aperta a progetti nel cinema e nella moda, ma il mio centro sono i miei figli.
Dopo la perdita di mio marito, la mia visione è cambiata. Il mio sogno più grande è vedere i miei figli crescere felici, forti e liberi.
Tutto ciò che faccio nasce da questo: essere un esempio di forza e rinascita.
Se arriveranno opportunità internazionali, le accoglierò. Ma il mio vero successo sarà costruire una vita piena di amore e possibilità per loro.
