
Reduce dal prestigioso successo ottenuto durante il recente evento di Festival di Cannes, Renato Li Vigni si conferma come una delle voci più originali e profonde del panorama artistico contemporaneo. Nato a Barinas nel 1970, cresciuto artisticamente in Sicilia e da anni residente in Toscana, Li Vigni ha costruito un linguaggio in cui materia, luce e spiritualità convergono in un’esperienza visiva di straordinaria intensità.
Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Palermo, il suo percorso si è sviluppato tra importanti commissioni sacre, riconoscimenti istituzionali e mostre in Italia e all’estero. Le sue opere fanno parte di collezioni prestigiose, tra cui quelle del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e della Casa Savoia.
Con il progetto Il Lusso della Luce Divina, l’artista porta avanti una ricerca che trasforma il colore in energia, la materia in vibrazione e la pittura in un varco verso dimensioni interiori e cosmiche. Le sue opere, come Interstellar e Stargate, invitano l’osservatore a oltrepassare il visibile per riscoprire la propria essenza più autentica.
In questa intervista, Renato Li Vigni racconta il suo percorso umano e creativo, il rapporto con la spiritualità, la simbologia del cerchio e il ruolo dell’arte come strumento di elevazione e rinascita.

Lei è nato in Venezuela, si è formato in Sicilia e si è poi stabilito in Toscana: in che modo questa triangolazione geografica e culturale ha influenzato la sua percezione della luce e della materia?
Sono figlio di migranti e già all’età di quattro anni avevo i pennelli in mano; conservo ancora il mio primo dipinto, custodito con affetto nella mia casa. Il mio Paese natale mi ha donato i profumi, i sapori e i colori di luoghi magici che hanno plasmato profondamente la mia anima.
Sono cresciuto immerso nella musica sinfonica e nel teatro, esperienze che mi hanno aperto le porte di un universo affascinante e che hanno trovato in Italia la loro naturale prosecuzione. Aver vissuto in tre terre straordinarie — Venezuela, Sicilia e Toscana — ha influenzato in modo determinante la mia ricerca sulla luce, conducendomi verso atmosfere sempre più intense e persino mistiche.
La mia poetica nasce proprio dall’incontro tra tradizioni tropicali, siciliane e toscane: una triade di forte carica emotiva e spirituale che continua ad alimentare il mio percorso pittorico e umano.
Il suo percorso artistico è strettamente legato a commissioni sacre e, recentemente, al mandato presso l’Accademia Pontificia. Come riesce a coniugare il rigore della simbologia religiosa con la libertà espressiva dell’astrazione cosmica?
Mi considero un artista privilegiato per essere stato accreditato presso l’Pontificia Academia Mariana Internationalis. Si tratta di un grande onore, ma anche di una responsabilità importante.
Attraverso materia, luce e colore cerco di reinterpretare l’arte sacra con un linguaggio personale, capace di coinvolgere il visitatore sul piano sensoriale ed emotivo. La spiritualità, per me, non è un limite ma una fonte inesauribile di libertà creativa.
Molte delle mie opere nascono da momenti di estasi, preghiera e canto. È in questi stati interiori che l’astrazione prende forma e diventa uno strumento per esprimere ciò che trascende la realtà visibile.
Il progetto Il Lusso della Luce Divina propone l’arte come canale dell’energia universale. In un’epoca dominata dal materialismo, quale ruolo sociale e spirituale attribuisce oggi alla figura dell’artista?
Viviamo in un’epoca dominata dalla frenesia dell’apparire e dalla costruzione di un “io” spesso privo di fondamenta autentiche. In questo contesto, l’artista è chiamato a riportare ordine, sia nel tessuto sociale sia nell’interiorità dell’uomo.
Noi artisti siamo custodi e portatori di bellezza. Attraverso i nostri talenti abbiamo il compito di aiutare l’essere umano a ritrovare la propria autenticità e a liberarsi dalle catene del materialismo.
Credo profondamente nella capacità dell’uomo di rinascere e di recuperare la piena consapevolezza del proprio potenziale spirituale. Il Lusso della Luce Divina nasce proprio con questo intento: offrire all’osservatore un’esperienza di contemplazione e trasformazione interiore.
Nelle sue opere monumentali Interstellar e Stargate la forma circolare è protagonista. Cosa rappresenta per lei il cerchio e perché lo considera il varco privilegiato per dialogare con l’infinito?
Interstellar e Stargate SG-1 sono per me suggestioni simboliche molto potenti.
Il cerchio rappresenta la forma primordiale, l’origine di ogni cosa. È un portale verso dimensioni che esistono già dentro di noi. In esso sono impressi tutti i codici dell’esistenza, come in un DNA universale.
Siamo stati creati per amare e per donarci liberamente. Il cerchio diventa quindi un invito a superare i limiti della materia e ad avventurarsi verso l’infinito, liberando ciò che è già presente nella nostra natura più profonda.
La sua tecnica pittorica sembra voler trasformare la materia in vibrazione pura. Qual è il suo rapporto fisico con i pigmenti e come lavora sulla stratificazione per ottenere quell’effetto di “luce che si fa linguaggio dell’anima”?
Da anni il mio linguaggio si evolve attraverso una continua ricerca sui materiali. Utilizzo legno, tele e porte riciclate, carta, terre naturali, ossidi, foglia d’oro 23 carati e sistemi LED che fanno vibrare l’opera e ne amplificano la presenza nello spazio.
La stratificazione è un processo fisico e spirituale al tempo stesso. Ogni materia porta con sé una memoria e un’energia che, combinate tra loro, generano superfici capaci di parlare direttamente all’anima.
Anche la musica svolge un ruolo fondamentale nelle mie esposizioni, perché intensifica l’esperienza sensoriale e trasforma la fruizione dell’opera in un momento immersivo e contemplativo.

Essere presente in collezioni istituzionali e private di alto profilo, come quella del Presidente Ciampi o dei Savoia, ha cambiato il suo modo di approcciarsi alla creazione o si sente ancora quel bambino che frequentava l’Accademia a Barinas?
Le importanti collezioni e i riconoscimenti ricevuti rappresentano per me una grande soddisfazione, ma non hanno mai modificato il mio approccio alla creazione.
Resto profondamente legato alle mie origini e a quella piccola Accademia di Barinas dove tutto è cominciato. Dentro di me vive ancora quel bambino che osserva con meraviglia ogni nuova opera e si emoziona nel vedere la luce prendere forma.
È proprio questo stupore, intatto nel tempo, che continua a guidare il mio lavoro e a mantenere viva la passione che anima ogni mia creazione
