
Il coraggio di essere se stessi, anche quando significa andare controcorrente, è spesso l’atto più rivoluzionario che un artista possa compiere. Credere nella propria visione, difenderla con coerenza etica e trasformarla in linguaggio creativo non è mai semplice: richiede determinazione, autenticità e una profonda consapevolezza di ciò che si vuole lasciare al mondo.
È proprio questo percorso, fatto di scelte radicali e fedeltà ai propri valori, che ha portato Savethewall a realizzare i suoi sogni, ridefinendo i confini della street art contemporanea. In un’epoca dominata dall’overexposure visiva e dall’omologazione estetica, il suo lavoro diventa una dichiarazione di indipendenza: un invito a preservare l’identità individuale e a scegliere, ogni giorno, di essere autentici.
Non è stato un cammino facile. Credere in se stessi quando il sistema cambia, quando le regole non scritte dell’arte urbana vengono superate e reinterpretate, richiede una forza rara. Eppure, proprio quella fiducia incrollabile nella propria visione ha permesso all’artista di trasformare la sua ricerca in una nuova corrente, capace di dialogare con il presente senza tradire i propri principi.
La sua storia è la dimostrazione che inseguire i propri sogni non significa soltanto raggiungerli, ma avere il coraggio di ridefinirli continuamente, restando fedeli a ciò che si è davvero. Perché, in fondo, la più grande opera d’arte che possiamo creare è la nostra vita, costruita giorno dopo giorno attraverso le scelte che abbiamo il coraggio di compiere.

Il suo nome d’arte è già una dichiarazione di intenti: cosa significa davvero “salvare il muro” oggi, nell’epoca dell’overexposure visiva?
Di fatto è aver lasciato un punto fermo nell’evoluzione della storia dell’arte: un modo nuovo di essere presenti sulla scena artistica urbana contemporanea nel rispetto della mia visione etica del rispetto della cosa altrui.
I miei di pinti sono stati in strada, sui muri cittadini ma su cartone, carta da pacchi, arredo urbano rimovibile non permanente con messaggi altrettanto forti, forse ancora più forti perchè nel rispetto si ottiene più attenzione e, forse, anche maggiore consenso.
Lei si definisce autore di “Post Street Art”. In cosa questa definizione racconta meglio la sua ricerca rispetto alla street art tradizionale?
Ho creato il manifesto della fine della street art in occasione della mostra di Banksy al MUDEC di Milano consolidato attraverso l’installazione di oltre 40 manifesti da 2 metri per 1,40 e reso pubblico attraverso la pubblicazione di un articolo su La Lettura del Corriere della sera che definiva la nascita della post street art.
Dal manifesto si evinc che se uno street artist non è più anonimo, se vende tramite le gallerie d’arte, se è esposto oltre che nelle gallerie d’arte nei musei con mostre commerciali, se scende a patti con la pubblica amministrazione per il decoro di palazzi a fronte di un compenso, se non è più anti sistema ma anzi, dal sistema si sente rappresentato… se tutte le regole non scritte della street art sono spazzate via da un nuovo modo di operare, nascono i post street artist e la corrente della post street art.
Stesso linguaggio, stessa poetica…
Ha scelto di non intervenire direttamente sui muri urbani, ma di lavorare su supporti mobili come cartone e legno. È una scelta etica, estetica o strategica?
Etica. Involontariamente strategica. Riguardandola oggi, aveva un suo perchè estetico.
Il ranocchio di Kiss Me è diventato un’icona. Cosa rappresenta oggi, in una società che vive di filtri e apparenze?
Rappresenta proprio questa società che vive di filtri ed apparenze. Infatti anzichè essere se stesso, accondiscende i desiderata e le aspettative dello status sociale cui ambisce appartenere.
Invece dovrebbe essere unico, come ognuno di noi è, con le proprie peculiarità. La rana ne ha tante! Quanti ranocchi ben vestiti incontro che mi sforzo di guardare nudi. Invito tutti a guardare la bellezza della nudità interiore altrui. Sostengo la sincerità radicale. Detesto l’omologazione. Cantava Guccini “spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato” e mi piace leggere questo suo illuminante passaggio riferito a Cirano con “abbi il coraggio di essere te stesso, anche se hai qualcosa da perdere, anche se non piaci a tutti, perchè la vera bellezza è nell’essere quello che sei e non quello che vogliono gli altri”.

Nelle sue opere l’ironia è spesso la chiave d’accesso a tematiche molto serie. L’ironia è un’arma, una difesa o un linguaggio universale?
L’ironia è un passpartout. É quella chiave speciale che apre tutte le porte. Quella che hanno i padroni dell’albergo e le signore delle pulizie.
Il suo passato da manager e vice segretario di Confartigianato quanto ha influenzato il suo modo di fare arte? C’è ancora una parte “manageriale” nel suo approccio creativo?
Il mio essere Savethewall mi ha portato ad essere il vicesegretario di Confartigianato e quel manager mi ha portato a far conoscere Savethewall.
Io sono entrambe le cose, io sono autentico, sempre sincero… radicale!
Molti suoi lavori dialogano con simboli pop e figure eleganti: quanto conta per lei la riconoscibilità visiva in un sistema dell’arte sempre più competitivo?
Camminiamo sulle spalle dei giganti e grazie a loro possiamo provare a vedere più lontano. La pietà di Michelangelo è pop! Amore e psiche sono pop! Biancaneve e la regina sono pop! Il Mulino Bianco è pop! Il comun denominatore di questi soggetti con cui i miei lavori hanno dialogato è che portano con se un messaggio potente che l’inconscio legge prima del nostro cervello razionale. É li che scatta la magia. Il Mulino Bianco è la famiglia perfetta. La madonna è il dolore di una madre che perde il figlio! Amore e psiche sono l’eterna lotta tra il cervello pre frontale e il cervello rettile…
Volendo potrei chiamarlo detournement!
La sua critica al consumismo passa spesso attraverso immagini seducenti. È una provocazione voluta per attirare lo spettatore prima di metterlo in discussione?
Si, esattamente questo. Ma più onesto di quello che si può pensare perchè il primo spettatore che voglio mettere in discussione sono io e lo faccio proprio attraverso la mia ricerca artistica. Questi messaggi raccontano tutti i momenti più importanti della mia vita, della mia crescita personale, dei dubbi, i dilemmi di fronte ai quali mi sono trovato. Io mi pongo delle domande. Ognuno è le risposte che sceglie, le scelte che fa.
Oggi la street art è entrata nelle gallerie e nel mercato internazionale. Crede che questo passaggio ne abbia cambiato l’anima?
Lo spero. Niente è più triste e anacronistico di una corrente artistica che non evolve mentre tutto intorno il resto lo fa.
Se dovesse lasciare un messaggio attraverso una sola opera, quale sarebbe il concetto che vorrebbe restasse impresso nel tempo
La nostra vita è la nostra più importante opera d’arte e la creiamo grazie alle scelte che facciamo: ognuno è le scelte che fa, fate della vostra vita un’opera d’arte.