
Ci sono percorsi che non nascono per caso, ma che si costruiscono nel tempo, attraverso disciplina, sacrificio e una visione che non accetta compromessi. Quello di Lungu Iulica è uno di questi.
Oltre vent’anni nel mondo della moda, tra Italia e Romania, hanno definito un’identità precisa: rigorosa nella tecnica, ma profondamente libera nella creazione. Dalla formazione nelle scuole tecniche, fino all’esperienza nei laboratori modellistici italiani, il suo percorso affonda le radici in una conoscenza solida, quasi architettonica del capo.
Eppure, per Iulica, la tecnica non è mai stata abbastanza. C’era qualcosa che chiedeva spazio: la voce, l’intuizione, l’urgenza di creare senza filtri.
È da questa esigenza che nasce il suo atelier indipendente, MaisonJuly, dove ogni capo prende vita interamente dalle sue mani. Un processo completo, che va dall’idea al cartamodello, dal taglio alla cucitura, fino alle rifiniture finali. Nessun passaggio delegato, nessuna perdita di identità: ogni creazione è un’estensione diretta del suo pensiero.




Le sue non sono semplici collezioni, ma dichiarazioni. Abiti pensati per donne autentiche, lontane dagli standard imposti, capaci di riconoscersi nella propria unicità. Donne forti, consapevoli, che non cercano di assomigliare, ma di esprimersi.
Perché per Lungu Iulica la moda non è solo estetica.
È libertà.
È identità.
È verità.
Il suo percorso parte dalla scuola: quanto è stata importante la formazione nel suo cammino?
Per prima cosa, la scuola è stata fondamentale. Ho frequentato le Scuole Tecniche San Carlo, seguendo un corso molto intensivo, con almeno otto ore di studio al giorno.
La mattina era dedicata alla teoria, mentre il pomeriggio alla pratica. In questo modo siamo stati introdotti fin da subito nel mondo della moda. Abbiamo imparato tutto: dal disegno alla realizzazione del cartamodello, fino alla cucitura. Studiavamo anche la storia del costume, essenziale per comprendere l’evoluzione della moda.
Questa esperienza mi ha aiutata a capire che quella era davvero la mia strada. Inoltre, grazie agli stage nelle aziende, ho iniziato a lavorare molto presto, entrando concretamente nel settore.


Ha iniziato molto giovane: quanto è stata determinante quell’esperienza?
È stata l’esperienza più importante, anche perché ho iniziato a soli sedici anni. Avevo una grande energia e una forte voglia di imparare.
Ho avuto la fortuna di lavorare con persone che mi hanno coinvolta in tutto il processo: dal cartamodello allo sviluppo delle taglie, fino al taglio dei tessuti e alla cucitura. Ero un po’ il “jolly” del team.
Questo mi ha permesso di comprendere davvero ogni fase della creazione di un capo e di imparare anche a dialogare con gli stilisti in modo consapevole.
Cosa è cambiato nel passaggio dalle passerelle alle donne reali?
In Italia lavoravo principalmente per modelle con fisici considerati perfetti.
Lavorare invece con donne reali è stata un’esperienza molto più completa. Mi ha permesso di adattare il cartamodello a ogni corpo, creando capi su misura che valorizzano davvero la persona.
Ogni donna è diversa: cambiano le proporzioni, le forme, le esigenze. Il su misura permette di costruire un abito che veste perfettamente, perché nasce direttamente su di lei.


Cosa significa per lei creare un capo interamente da sola?
Sento di avere ricevuto un dono: quello di poter realizzare tutto da sola. È una soddisfazione enorme.
A volte è come essere un’artista: trasformare un’idea in qualcosa di reale. Ma la cosa più bella è vedere la felicità delle persone quando indossano un mio abito.
Quando si guardano allo specchio e si sentono bene, capisco davvero il valore del mio lavoro.
Il suo lavoro non è per tutti. A chi si rivolge davvero?
È un lavoro pensato per chi vuole distinguersi, per chi non vuole essere uguale agli altri.
Oggi molte persone non comprendono cosa significhi creare un capo unico. Spesso si preferisce acquistare prodotti già pronti e modificarli.
Io lavoro in modo completamente diverso: ogni capo è originale, pensato per una sola persona. E ho la fortuna di avere clienti che comprendono e apprezzano questo valore.
Che tipo di donna immagina quando crea?
Le donne a cui mi rivolgo vogliono essere uniche. Hanno una storia, una personalità, una forza.
Anche la mia vita non è stata semplice, ma ho sempre trasformato le difficoltà in coraggio. E questo si riflette nelle mie collezioni.
Sono donne che non si arrendono, che si rialzano, che vanno avanti. Donne forti.


Come vede il futuro del suo percorso?
Mi vedo a lavorare tutta la vita, anche a cento anni.
Voglio continuare a creare pezzi unici, mantenendo viva l’artigianalità. Non mi interessa il prêt-à-porter: voglio restare fedele alla haute couture.
Credo che sempre più persone capiranno il valore di un capo fatto a mano, che porta con sé l’anima di chi lo ha creato.
Cosa rappresenta per lei la moda oggi?
Per me la moda è libertà.
Quando creo, mi sento libera di esprimermi, senza preoccuparmi del giudizio degli altri. Posso realizzare abiti più audaci, più forti, più simbolici.
È libertà di espressione.
E so che non smetterò mai di raccontarla attraverso ciò che creo.