
Ci sono persone che organizzano eventi e persone che riescono a creare mondi. Leandro Bisenzi appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Visionario, direttore artistico, imprenditore e instancabile creatore di emozioni, da oltre trent’anni attraversa la nightlife italiana e internazionale trasformando ogni serata in un’esperienza capace di lasciare un segno. Dai leggendari anni del Tenax di Firenze, diventato sotto la sua direzione uno dei club più influenti al mondo, fino alla nascita del Circo Nero, Bisenzi ha saputo rivoluzionare il concetto stesso di intrattenimento, fondendo musica, teatro, moda e performance in uno spettacolo capace di andare oltre il semplice divertimento.
Dietro gli artisti internazionali, le tournée che hanno attraversato Europa, America e Asia e i grandi eventi che hanno coinvolto milioni di persone, c’è soprattutto un uomo che continua a credere nella forza delle emozioni. Un uomo che ha fatto della libertà, della tolleranza e della creatività la propria filosofia di vita.
Il Circo Nero, nato nel 2006 ispirandosi al film Freaks di Tod Browning, non è soltanto uno degli spettacoli itineranti più riconosciuti nel panorama internazionale: è un manifesto artistico che celebra la diversità, l’inclusione e il coraggio di essere sé stessi.
Autore del libro Uno Stranomondo, Leandro Bisenzi continua a guardare al futuro con lo stesso entusiasmo degli esordi, convinto che la fantasia sia ancora la più potente forma di rivoluzione.
Lo abbiamo incontrato per ripercorrere una storia fatta di intuizioni, incontri straordinari, viaggi, musica e sogni che continuano ancora oggi a prendere vita.

Negli anni ’90 hai vissuto una stagione irripetibile della nightlife. Qual è stato il momento in cui hai capito che la notte sarebbe diventata la tua vita?
Ho iniziato quasi per caso, inventandomi organizzatore di feste illegali quando ero ancora al liceo. Organizzavamo serate in ville prese in affitto o nelle case di campagna degli amici: all’inizio era semplicemente un modo alternativo per guadagnare qualcosa.
Poi è successo qualcosa che non avevo previsto. Guardavo i volti delle persone durante quelle feste e vedevo allegria, socializzazione, spensieratezza. Capivo che stavamo regalando emozioni.
È stato in quel momento che ho pensato che forse quella poteva diventare la mia vita. E forse è proprio quello che oggi manca al settore: mettere al centro le persone e il piacere autentico di stare insieme.


Dal Tenax ai grandi festival internazionali, hai lavorato con artisti che hanno scritto la storia della musica elettronica. C’è un incontro o una serata che custodisci come la più emozionante?
È davvero difficile sceglierne una.
Ripensare oggi agli artisti che abbiamo ospitato quando erano ancora quasi sconosciuti e poi rivederli diventare icone mondiali è una soddisfazione enorme. Ricordo di aver accompagnato in macchina nel centro di Firenze i Radiohead, di aver giocato a calcio con Robbie Williams o di essere rimasto nel camerino dei Ramones mentre bevevano litri di vitamine.
Ma, se devo essere sincero, l’emozione più grande non è arrivata da una star.
Un giorno feci salire sul palco, nei panni della Regina, la nostra signora delle pulizie, Annina. Era circondata da ballerini e performer con costumi sontuosi. Lei, che ogni giorno puliva la sala e i bagni del locale, si ritrovò improvvisamente protagonista davanti a migliaia di persone. Vederla piangere dall’emozione è uno dei ricordi più belli della mia vita.
Per me la festa è proprio questo: regalare una favola.

Circo Nero nasce dall’ispirazione del film Freaks di Tod Browning. Come sei riuscito a trasformare un’idea così controcorrente in un fenomeno riconosciuto in tutto il mondo?
Credo di essere stato fortunato nel circondarmi di persone che avevano una straordinaria voglia di esprimersi e trasmettere emozioni, spesso senza essere professionisti dello spettacolo.
Forse proprio questa autenticità ci ha permesso di arrivare al cuore delle persone.
Spero inoltre che il messaggio di tolleranza, famiglia e rispetto racchiuso nel film Freaks sia arrivato, almeno in parte, anche attraverso il nostro lavoro.
Il manifesto del film continua ancora oggi a rappresentare perfettamente ciò che siamo: il rispetto per ogni diversità e la consapevolezza che nessuno sceglie come venire al mondo.

La parola che ricorre spesso quando si parla di Circo Nero è “libertà”. Che significato ha oggi, in un’epoca sempre più omologata?
Libertà significa avere il coraggio di essere sé stessi, anche quando costa fatica.
Significa ricordare al mondo che divertirsi è ancora una cosa bellissima, nonostante siamo continuamente bombardati da violenza e negatività.
Per noi significa anche non avere una casa fissa. Siamo un popolo di “zingari”: ogni luogo in cui arriviamo diventa casa nostra e ogni anno torniamo ritrovando amici lasciati lì l’estate precedente.
Eppure il nostro cuore rimane a Firenze, dove tutto è nato nel 2006.
È una città che ci ha insegnato il valore dello stile, della creatività e della bellezza. Per questo abbiamo scelto di reinterpretare il mondo del circo vestendo i nostri personaggi con creazioni di stilisti emergenti e facendo della tolleranza e dell’allegria la nostra bandiera.

Hai attraversato generazioni, mode e profondi cambiamenti nel mondo dell’intrattenimento. Cosa è cambiato nella nightlife e cosa dovrebbe rimanere intatto?
Proprio ieri abbiamo fatto una serata in una piazza toscana.
C’erano tanti bambini, tra i quattro e i dieci anni. Abbiamo fatto uscire un gonfiabile per farli divertire e sono rimasto colpito nel vedere molti di loro prenderlo a calci e pugni.
Negli anni Novanta crescevamo con film come Amici Miei, che ci insegnavano la goliardia, lo scherzo, il sorriso.
Mi chiedo se oggi i bambini, bombardati continuamente da videogiochi e immagini di guerra e violenza, non stiano inevitabilmente assorbendo quel linguaggio.
La nightlife non è separata dalla società: è il riflesso di ciò che siamo.


Da Firenze a Ibiza, da Miami alla Thailandia, avete portato il vostro spettacolo in tutto il mondo. C’è un luogo che vi ha sorpreso più di ogni altro?
Senza dubbio Cuba.
Nel 2019 abbiamo partecipato al primo Festival di Musica Elettronica dell’Avana e ho visto negli occhi dei giovani una scintilla di entusiasmo, passione e meraviglia che raramente ho ritrovato altrove.
Quell’energia è rimasta nel mio cuore
Molti definiscono Circo Nero un format, altri una famiglia, altri ancora uno stile di vita. Tu come lo definiresti con una sola frase?
La frase che più ci rappresenta, pronunciata da uno dei personaggi storici del Circo Nero, Lorenzo, racchiude perfettamente la nostra anima:
“Il Circo Nero per me è libertà, anarchia, poesia, felicità, gioia. Regalare a tanta gente quel poco o quel tanto di gioia che abbiamo dentro di noi. Vedere la gente felice. Vedere persone di tutte le età, di tutte le etnie, di tutti i colori che vengono a tirare le noccioline a un vecchio elefante come me. Questo per me è il Circo Nero. Una grande famiglia. Un grande carrozzone di pazzi. Un po’ un’Armata Brancaleone… col naso rosso, però… da circo.”
Non credo esista una definizione migliore.

Hai sempre puntato su creatività, provocazione e contaminazione artistica. Pensi che oggi ci sia ancora spazio per osare o il mondo dello spettacolo è diventato più conformista?
Credo che dovremmo fermarci a riflettere su ciò che ha reso Firenze una capitale mondiale dell’arte e della cultura.
Ai tempi dei Medici la città era un laboratorio straordinario di idee, artigiani, artisti e giovani talenti sostenuti da una visione politica e culturale lungimirante.
Oggi, invece, siamo sempre più circondati da grandi catene internazionali, mentre chi vuole costruire qualcosa di nuovo si trova spesso soffocato dalla burocrazia e dalla mancanza di opportunità.
Lo stesso accade nella nightlife: si investe moltissimo sui grandi nomi, ma troppo poco sui giovani, sulla creatività e sulle nuove idee.
Per fortuna esistono ancora delle eccezioni, ma sono davvero poche.

Nel tuo libro Uno Stranomondo racconti viaggi, notti ed esperienze di vita. Qual è la lezione più importante che ti hanno insegnato le persone incontrate lungo il cammino?
In quei racconti ci sono i miei viaggi, ma soprattutto ci sono le persone.
Persone che io definisco “bellissimi figli di un Dio minore”, uomini e donne che forse avrebbero meritato una vita più semplice e che invece mi hanno insegnato il vero significato del viaggio.
Mi hanno insegnato il rispetto, l’empatia e l’amore per il mondo.
È anche per questo che la mia agenzia si chiama Stranomondo: perché ogni persona incontrata ha lasciato dentro di me un pezzo di questo straordinario viaggio.

Guardando al futuro, quali sono i sogni e le nuove avventure che Leandro Bisenzi e Circo Nero stanno preparando?
Nel 2027 festeggeremo vent’anni di Circo Nero.
Vent’anni fatti di oltre mille spettacoli e circa due milioni di persone con cui abbiamo condiviso emozioni in ogni parte del mondo.
Ci stiamo preparando a questo traguardo con lo stesso entusiasmo e la stessa passione della nostra prima serata al vecchio Cinema Universale di Firenze e della storica partecipazione al Carnevale di Viareggio nel 2007.
L’entusiasmo è rimasto identico.

Se dovessi descrivere il Circo Nero a chi non lo ha mai vissuto utilizzando soltanto tre parole, quali sceglieresti?
Stile. Divertimento. Rispetto.
Sono le tre parole che rappresentano ciò che siamo e ciò che desideriamo continuare a essere.
Perché sono questi i pilastri di quello che, da sempre, chiamiamo il nostro bellissimo Stranomondo.

Leandro Bisenzi
Leandro Bisenzi è uno dei protagonisti della nightlife italiana e internazionale. Direttore artistico, imprenditore e creativo, inizia il suo percorso negli straordinari anni Novanta, contribuendo a scrivere una pagina importante della cultura dei club.
Dal 1997 al 2007 guida il Tenax di Firenze, portandolo a essere riconosciuto tra i club più prestigiosi al mondo grazie a una programmazione innovativa che ospita alcuni dei più grandi protagonisti della musica internazionale, tra cui Daft Punk, Chemical Brothers, Carl Cox, Roger Sanchez, Armin van Buuren, Tiësto, Jeff Mills, Richie Hawtin, Bob Sinclar, Paul Kalkbrenner, Martin Solveig e molti altri.
Parallelamente organizza concerti con artisti del calibro di Robbie Williams, Radiohead, Blur, Ben Harper, Iron Maiden, Ramones, Mano Negra, The Cure e numerosi altri protagonisti della scena musicale mondiale.
È ideatore di format di successo come La Guapa e soprattutto Circo Nero, progetto artistico nato nel 2006 e diventato negli anni un punto di riferimento internazionale nel mondo dell’intrattenimento.
Autore del libro Uno Stranomondo, continua ancora oggi a sviluppare nuovi progetti tra Europa e Asia, mantenendo viva una filosofia che mette al centro creatività, emozione e libertà.

Circo Nero
Nato a Firenze nel 2006 dall’ispirazione del film Freaks di Tod Browning, Circo Nero è molto più di uno spettacolo.
È un universo artistico in cui musica, moda, teatro, performance e arte visiva si fondono per dare vita a un’esperienza immersiva capace di coinvolgere pubblici di ogni età.
Con la tolleranza, l’inclusione e l’allegria come valori fondanti, Circo Nero ha calcato i palcoscenici dei più importanti club, festival ed eventi internazionali, da Ibiza a Miami, da Cuba alla Thailandia, fino ai grandi appuntamenti italiani e alle principali settimane della moda.
Da quasi vent’anni continua a portare nel mondo un messaggio semplice ma potente: celebrare la diversità, trasformandola in bellezza, spettacolo ed emozione.