
Ci siamo conosciuti durante un evento: le vie di Arezzo si erano trasformate in una vera e propria sfilata a cielo aperto. In ogni angolo si potevano ammirare dandy dall’eleganza ricercata e dal fascino senza tempo.
Tra questi, Augusto passeggiava con i suoi abiti particolari, un portamento indiscusso e un sorriso accattivante.
L’ho fermato proprio quel giorno e abbiamo iniziato a parlare. Da lì, ci siamo rincontrati in diverse occasioni: a Milano durante la Milano Fashion Week, a Firenze in occasione delle più importanti sfilate.
Augusto è una presenza costante, sfila in passerella, è testimonial di brand rilevanti e continua a costruire il suo percorso con autenticità, trasformando quello che era un sogno in una realtà concreta.
INTERVISTA
Hai iniziato il tuo percorso da adulto: cosa ti ha spinto a metterti in gioco quando molti pensano sia “troppo tardi”?
Sai che è la prima volta che mi viene fatta questa domanda? Non penso mai alla mia età anagrafica nelle cose che faccio. Non so se sia un bene o un male, ma mentalmente e nello spirito mi sento giovane. Credo che non sia mai troppo tardi per nulla.
La curiosità di vivere situazioni nuove, quel mix di adrenalina, attesa e anche un pizzico di paura prima di un evento mi caricano e mi fanno dimenticare la fatica. La mia prima regola è divertirmi, restando sempre me stesso.
Anche quando creo i miei outfit non penso mai alla mia età o a piacere agli altri, ma solo a sentirmi a mio agio. E oggi, nel mondo della moda maschile, c’è sempre più spazio per gli “over” come me.




All’inizio avevi aspettative precise o sei partito senza sapere dove saresti arrivato? Quanto sono cambiate lungo il cammino?
Sono partito completamente al buio, senza aspettative. Il mio primo contatto con questo mondo è stato a Pitti Uomo nel gennaio 2020… e poco dopo è arrivato il Covid. Non proprio la partenza ideale.
Non avevo nemmeno Instagram, l’ho aperto solo a giugno 2020. Eppure sono andato avanti, da testardo ottimista quale sono.
Oggi continuo a vivere tutto senza aspettative precise, forse anche per evitare delusioni. Vivo alla giornata, con i piedi per terra, con la voglia di conoscere persone, collaborare con brand e migliorarmi ogni giorno.
Guardo molto, “rubo con gli occhi”, ma non riesco a copiare. Il mio motto è: “distinguiti, non confonderti”. Credo che oggi il vero lusso sia indossare qualcosa di unico.




Qual è stato il momento più difficile da superare e cosa ti ha impedito di mollare?
In realtà non ho vissuto momenti particolarmente difficili, anche perché questo mondo non è il mio lavoro principale. Questo mi permette di viverlo con serenità, senza ansia.
Se dovesse finire, pazienza: resterà un bellissimo periodo della mia vita che mi ha fatto crescere.
E poi c’è un aspetto importante: ero una persona molto timida. Oggi non sembra, ma è così. Questo percorso mi ha cambiato molto.
E per carattere, prima di mollare, lotterei fino alla fine. Se credi in te stesso, non puoi fermarti alla prima difficoltà.
Pensi che iniziare da adulto ti abbia dato un vantaggio rispetto a chi parte giovanissimo? Se sì, quale?
Sì, assolutamente. Avere una vita alle spalle, fatta di gioie ma anche di dolori — come la perdita dei miei genitori — mi ha dato una grande forza mentale.
Le critiche non mi abbattono. Anzi, mi divertono. Mi hanno chiamato in tanti modi: “pagliaccio”, “clown”… ma rispondo sempre con educazione e rispetto.
E spesso succede una cosa interessante: chi critica, poi cambia idea.
Il vero vantaggio dell’età è proprio questo: la capacità di non farsi condizionare e di restare se stessi.




C’è stato un momento in cui hai capito: “ok, ce l’ho fatta”? Com’è stato viverlo davvero?
Non ho mai pensato di “avercela fatta”, anche perché non ho un traguardo preciso.
Per me sono momenti: quando i brand apprezzano il mio stile, quando i fotografi mi cercano durante gli eventi, quando le persone mi fermano per strada o mi scrivono dicendo che li ispiro.
E soprattutto quando mi dicono che sono esattamente come appaio: autentico.
Ecco, quella è la mia soddisfazione.
Oggi come vivi il successo: è più una conquista personale o una responsabilità verso chi ti segue?
La vivo più come una responsabilità verso chi collabora con me.
Io ci metto l’immagine, ma dietro ci sono artigiani, brand, amici che creano pezzi unici. Quando qualcosa funziona, la soddisfazione più grande è dare visibilità a loro.
Senza di loro, non sarei quello che sono oggi. E parlo prima di tutto come persona.
Guardando avanti, quali sono i tuoi prossimi progetti e il sogno che ancora non hai realizzato?
Il mio obiettivo è rimanere me stesso, continuare a crescere e seguire il mio istinto.
Stiamo già lavorando ai prossimi eventi, tra Pitti Uomo e la Milano Fashion Week.
Poi ci sono i sogni. Uno è personale: mi piacerebbe che i miei genitori potessero vedermi oggi.
L’altro è più concreto: realizzare una mia capsule collection.
Chissà… magari succederà. E se non succede, va bene lo stesso. Il bello è il viaggio.





