
Chiara Immordino Doria è una mecenate con solide radici nel mondo della diplomazia e delle istituzioni.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di prestigio internazionale, collaborando con la Presidenza delConsiglio, centri universitari, aziende di Stato, il Quirinale e la Santa Sede.
Il suo percorso si distingue per una naturale capacità di dialogo: si confronta con esponenti di diverse culture e religioni, dai rabbini ai leader del mondo arabo, fino a rappresentanti istituzionali come ambasciatori e
ministri del Medio Oriente. Un impegno portato avanti con rispetto e determinazione, nel solco tracciato dal padre, il Cavaliere Placido Immordino, figura di grande rilievo istituzionale.
Fin dall’infanzia cresce in un ambiente di alto profilo, entrando in contatto con personalità di calibro
internazionale, da Mikhail Gorbachev a Giulio Andreotti. Il padre, uomo illuminato, le trasmette valori e
disciplina: prima il gioco degli scacchi, poi la passione per la lettura e il pensiero strategico.
La sua vita si sviluppa così tra viaggi e relazioni internazionali, fino a considerare il mondo intero come la propria casa.


Accanto al percorso istituzionale, coltiva fin da giovane un interesse per le dimensioni più profonde e spirituali dell’esistenza. Incontra figure come Gustavo Rol, amico di famiglia, che contribuiscono ad alimentare una ricerca interiore personale.
Il 7 maggio 2019, la scomparsa del padre segna una svolta decisiva. Prima di andarsene, le affida
simbolicamente documenti, memorie e strumenti che diventeranno il nucleo di un progetto più ampio. Da quel momento, Chiara decide di dedicarsi completamente alla valorizzazione della sua eredità, fondando una realtà orientata alla promozione culturale e all’innovazione.
Tra gli elementi più preziosi custoditi: un libro dedicato al DNA, le prestigiose medaglie del padre e un’agenda che raccoglie relazioni e contatti costruiti nel tempo.
Materiali che oggi diventano base viva per un progetto che mira a rendere il nome di Placido Immordino non solo memoria, ma presenza attiva nel panorama culturale contemporaneo.

Per Chiara Immordino Doria l’arte non è una missione, ma uno strumento: un mezzo di promozione culturale capace di aprire finestre sul mondo e generare connessioni tra linguaggi diversi.
Una visione che richiama l’approccio di Peggy Guggenheim, sua grande ispiratrice, che non fu soltanto una grande collezionista, ma una figura capace di mettere in dialogo discipline, stimolando artisti e designer a creare opere che superano i confini tradizionali tra estetica e funzione, diventando senza tempo.
In questo equilibrio tra intuizione, visione e progettualità, l’arte smette di essere fine a sé stessa per trasformarsi in un linguaggio vivo, capace di incidere sulla realtà.
Chiara Immordino Doria incarna una visione contemporanea di mecenatismo, dove cultura, intuizione e progettualità si fondono in un linguaggio personale e riconoscibile.
Figura sofisticata e profondamente immersa nel panorama artistico internazionale, si distingue per un gusto estetico raffinato e una sensibilità capace di anticipare il tempo.
Il suo percorso si muove lungo una linea sottile e potente: quella in cui la visione precede il consenso, e l’intuizione diventa direzione. Non segue le traiettorie già tracciate, ma le riscrive, aprendo spazi nuovi nel
dialogo tra arte, cultura e innovazione.


Alla base del suo lavoro non c’è teoria, ma esperienza vissuta. È da una ricerca intima e concreta che nasce il suo interesse per la rigenerazione e la longevità, trasformato in una narrazione culturale capace di superare i confini della scienza per entrare in una dimensione più ampia, quasi simbolica.
In questo equilibrio tra estetica e visione, Chiara Immordino Doria non interpreta il presente: lo anticipa, definendo nuovi codici destinati a lasciare traccia.
Nel 2019, Chiara Immordino Doria fonda la Fondazione Placido Immordino, con l’obiettivo di trasformare in eredità viva il patrimonio morale e culturale del padre, il Cavaliere Placido Immordino. Figura di profondo
spessore umano, nel corso della sua carriera nell’intelligence militare ha formato oltre centomila giovani durante il servizio di leva, trasmettendo valori di disciplina, responsabilità e impegno civile.
Da questa radice nasce una visione contemporanea e ambiziosa. Guidata dalla convinzione che la bellezza sia una forza capace di incidere concretamente sul mondo, Chiara sviluppa un progetto che unisce arte, diplomazia, finanza etica e ricerca scientifica, con uno sguardo attento ai temi della medicina rigenerativa e
dell’anti-aging.
Accanto alla fondazione, prende forma anche Élite Mundi Live, piattaforma dinamica di incontro e
connessione, e il progetto Mundi una finestra sul futuro, pensato come spazio aperto di dialogo tra culture,
linguaggi e sistemi. In questo intreccio di visioni, Chiara si afferma come un punto di connessione tra ambiti
diversi culturale, diplomatico e finanziario contribuendo alla costruzione di nuove reti internazionali dedicate alla valorizzazione del talento e dell’eccellenza.


La sua missione si fonda su un principio essenziale: riconoscere e promuovere la bellezza in tutte le sue forme, non come concetto astratto, ma come strumento concreto per immaginare e costruire un futuro più consapevole, armonico e universale.
Con Élite Mundi Live, Chiara Immordino Doria contribuisce alla costruzione di nuove reti internazionali, creando connessioni strategiche tra talento, eccellenza e conoscenza. Un progetto che supera i confini tradizionali e mette in dialogo mondi diversi, generando opportunità e visioni condivise.
Al centro della sua ricerca resta un’idea precisa: promuovere la bellezza in tutte le sue forme, non come concetto astratto, ma come leva concreta per costruire un futuro più consapevole, armonico e universale.
La sua musa ispiratrice non è Madre Teresa di Calcutta, ma Marina Abramović. Una scelta che racconta molto della sua visione: intensa, radicale, libera da convenzioni.
Chiara Immordino Doria incarna un’ambizione lucida e consapevole, spinta fino al punto di mettere in
discussione i limiti stessi del tempo. La sua ricerca si muove tra arte e scienza, attraversando territori come la fisica quantistica e aprendo riflessioni sul concetto di presenza, memoria e continuità.
In questa prospettiva, il riferimento ad Abramović diventa centrale: un’artista che ha esplorato l’idea di immortalità attraverso la performance, la smaterializzazione del corpo e l’uso di tecnologie immersive, proiettando l’identità oltre i confini fisici e temporali.
È proprio in questo spazio tra visione, sperimentazione e superamento dei limiti che Chiara costruisce il suo
percorso, immaginando un futuro dove questo possa essere possibile.

Il suo lavoro si colloca all’interno di un modello indipendente di sostegno all’arte: non finanziato da fondi pubblici, ma sviluppato attraverso attività professionali nel campo delle relazioni internazionali e della consulenza strategica in ambito diplomatico e finanziario. Questo approccio le consente di reinvestire risorse personali in progetti culturali autonomi, con particolare attenzione alla sperimentazione e alle nuove generazioni artistiche.
Nel corso della sua attività ha curato e promosso mostre in contesti internazionali, tra cui spazi espositivi a Milano e Parigi, contribuendo alla visibilità di artisti emergenti e alla creazione di reti culturali tra istituzioni, gallerie e spazi indipendenti.
Parallelamente, il suo interesse si estende alla relazione tra arte, scienza e filosofia contemporanea, con
particolare attenzione ai temi della trasformazione, della percezione del tempo e delle nuove tecnologie applicate alla ricerca culturale. In questo contesto, cita spesso come riferimento concettuale l’opera di Marina Abramović, artista che ha ridefinito il linguaggio della performance attraverso la centralità del corpo, della
presenza e della memoria dell’opera oltre la dimensione fisica dell’esecuzione.
La sua attività si sviluppa anche attraverso la gestione e valorizzazione di spazi culturali internazionali, tra cui Palazzo Pisani Revedin, dove è prevista una mostra internazionale in apertura il 16 novembre, e attraverso la partecipazione a eventi artistici e culturali di rilievo, tra cui la Biennale di Venezia e altri contesti espositivi
europei.

Il suo obiettivo dichiarato è la creazione di “salotti culturali contemporanei”, spazi di incontro tra artisti, pensatori e discipline differenti, in cui arte, scienza e filosofia possano dialogare in modo interdisciplinare.
In questa visione rientrano anche progetti legati alla ricerca scientifica avanzata e alle nuove frontiere della medicina rigenerativa, interpretate come ambiti di studio sul prolungamento della qualità della vita e sull’evoluzione del corpo umano nel futuro.
Attraverso la sua attività, Chiara Immordino Doria interpreta il ruolo del mecenate contemporaneo come figura di connessione tra mondi diversi: istituzioni, arte, ricerca e innovazione, con l’obiettivo di sostenere la crescita di nuovi linguaggi e nuove visioni culturali.
La Dottoressa agisce sostenendo artisti emergenti e favorendo la loro inserzione in circuiti espositivi
internazionali. Il suo ruolo si distingue per la capacità di creare connessioni tra mondo finanziario, istituzioni
culturali e sistema dell’arte, contribuendo alla costruzione di reti artistiche transnazionali.
Collabora con numerosi artisti, curatori e realtà culturali di livello internazionale, partecipando alla realizzazione di progetti espositivi e iniziative legate ai principali appuntamenti dell’arte contemporanea, è a fianco di artisti famosi come Alfred Milot per la Biennale di Venezia.
In questo contesto è coinvolta anche in progetti ospitati presso Palazzo Pisani Revedin, dove è prevista una mostra di rilievo con inaugurazione il 16 novembre, dedicata alle nuove tendenze dell’arte contemporanea.

L’evento si svolgerà con il patrocinio della Regione Veneto e del Comune di Venezia, in collaborazione con la direzione di Palazzo Pisani, e si inserisce nel programma delle iniziative connesse al periodo di finissage della
Biennale di Venezia.
La mostra prevede un percorso espositivo articolato all’interno delle sale di rappresentanza della storica dimora veneziana, con l’esposizione di tre opere per ciascun artista selezionato. Le opere saranno indicate dagli artisti e selezionate dalla curatela in relazione alla tematica proposta, al fine di garantire coerenza e qualità del progetto espositivo.
Nel corso dell’evento, gli artisti avranno inoltre la possibilità di presentare attività performative, in dialogo con il percorso espositivo, secondo modalità organizzative concordate con la direzione artistica.
La partecipazione prevede l’invio di fotografie ad alta definizione delle opere candidate, entro i termini che verranno successivamente comunicati dalla direzione artistica.
