
Scendere le scale che conducono al suo atelier, in una delle zone più suggestive di Firenze, è come attraversare una soglia temporale. Lì, tra tessuti preziosi, ori che rimandano alla memoria rinascimentale e mani che conoscono il peso del fare, Candy lavora in silenzio. Sguardo fiero, sorriso aperto, gesti misurati: la sua è una eleganza che nasce dalla materia e dalla storia, non dall’effimero.

Stilista e artigiana, Candy costruisce abiti che raccontano un femminile autorevole e sensuale, capace di attraversare epoche e culture. Le sue creazioni non si limitano a vestire il corpo: lo valorizzano, lo rendono presenza, lo trasformano in linguaggio. In ogni capo convivono memoria e visione, tradizione e desiderio di un nuovo Rinascimento, dove il gesto artigiano torna a essere pensiero, dignità, bellezza consapevole.
È in questo spazio — tra passato e presente, tra intimità e scena — che nasce la sua moda. E da qui prende forma il racconto di una donna che ha scelto di fare dell’abito un atto d’amore, un gesto culturale, una dichiarazione di identità.
Quando ripensi alla tua infanzia, c’è un ricordo, un gioco o un’immagine che senti abbia acceso per la prima volta la tua passione per la moda e per il costume?
Il mio ricordo più forte è legato a mio nonno. Riparava e cuciva i vestiti per i suoi otto figli e per i nipoti che ha cresciuto. Per me era un grande esempio di amore: nei suoi gesti c’era la cura profonda per la dignità delle persone, anche nei momenti di difficoltà. Poi mia nonna mi ha insegnato a riparare le calze e i vestiti usurati. Da lì ho iniziato a cucire abiti per le mie bambole, giocando spesso con la macchina da cucire Singer del nonno. Credo che la mia passione sia nata proprio lì, perché per me la moda è prima di tutto un modo di mostrare affetto e condividere amore.
Da bambina sognavi già di creare abiti o la moda è arrivata più tardi, come risposta a un bisogno di espressione personale?
Da bambina creavo già i vestiti per le mie bambole. Mi affascinava il mondo della moda, ma soprattutto l’artigianalità che c’era dietro. Ho imparato l’uncinetto con mia nonna, la sartoria e la legatoria con mio nonno. Anche quando frequentavo l’università e studiavo altro, il mio pensiero tornava sempre al cucito. Sentivo il bisogno di fermarmi e creare: è sempre stato il mio modo di esprimere amore e passione.

Creazioni che sembrano raccontare storie e attraversare epoche.
Cosa rappresenta per te l’abito, al di là della sua funzione estetica?
Per me l’abito serve a esprimere ciò che abbiamo nell’anima. È un modo per dare forma ai nostri pensieri, per rendere visibile ciò che siamo. Vestiamo la nostra essenza.
Quanto il tuo percorso di vita, personale e professionale, ha influenzato lo stile e l’identità delle tue collezioni?
Moltissimo. Tutto ciò che creo nasce dalle mie esperienze personali. Utilizzo molte tecniche artigianali perché ho studiato e sperimentato ogni singola pratica, proprio per riuscire a esprimere nel modo più autentico possibile l’identità delle mie collezioni. Ogni scelta è consapevole, nulla è casuale.

Il Rinascimento è al centro di un’esperienza immersiva che hai ideato in collaborazione con un’altra professionista. Cosa ti affascina così profondamente di quest’epoca e perché senti che parla ancora al presente?
Fin dai tempi della scuola sono sempre stata affascinata dalla storia, dalla filosofia e dalla letteratura. Il Rinascimento, però, mi ha colpita in modo particolare perché rappresenta l’amore per la nostra parte più umana. È il risveglio dell’individuo, l’unione tra scienza, arte e meccanismo nella ricerca di innovazione, equilibrio e bellezza. Vivendo a Firenze, quest’epoca fa parte del mio quotidiano. Cerco di onorarla ogni giorno, valorizzando le persone che abitano questo territorio e gli artigiani toscani, pilastro fondamentale dello sviluppo artistico e culturale.
Nel creare anche abiti rinascimentali, pensi più alla fedeltà storica o all’emozione che chi li indossa deve provare vivendo Firenze come un personaggio della corte medicea?
Il mio interesse va ancora più in profondità. Rivisitando l’estetica rinascimentale, voglio mostrare l’importanza dell’artigianato per la nostra società. L’artigiano non è solo un lavoratore: è pensiero, passato, scienza, precisione e passione. Non cerco una fedeltà storica assoluta; preferisco una rilettura contemporanea, mescolando tessuti e praticando l’upcycling. Il mio sogno è far parte di un Nuovo Rinascimento, una nuova fioritura di Firenze che restituisca all’umanità la dignità del fatto a mano.
C’è un messaggio, un valore o un sogno che desideri trasmettere a chi vive questa esperienza e indossa le tue creazioni?
Il valore è la dignità. Voglio mostrare che ogni creazione è intrisa dell’amore che un artigiano dedica al proprio lavoro. L’esperienza è quella della bellezza consapevole: cura della persona, etica e sostenibilità.

Guardando al tuo percorso, cosa diresti oggi alla Candy bambina che forse non sapeva ancora che la moda sarebbe diventata il suo linguaggio e la sua voce?
Le direi: Candy, continua a sognare e credi sempre in te stessa.
