
Entrare in una realtà come Amen ha acceso in me una moltitudine di sensazioni. In una fresca mattina primaverile mi sono recata ad Arezzo, dove ho avuto il piacere di conoscere Giovanni Licastro, fondatore e anima di un brand che ha saputo trasformare il gioiello in un vero e proprio linguaggio emotivo.
Amen non è solo una linea di gioielli, ma un progetto che nel tempo ha assunto un valore profondo nel panorama contemporaneo: un punto di incontro tra spiritualità, identità e stile. In un mondo spesso guidato dalle tendenze, il brand si distingue per la sua capacità di restare autentico, dando forma a simboli che parlano al cuore delle persone.
Le sue creazioni non sono semplici accessori, ma segni carichi di significato, pensati per raccontare qualcosa di intimo e rendere ogni individuo unico.
Tutto nasce da un segno, da un messaggio arrivato non per caso, che nel tempo si è trasformato in un progetto straordinario. Giovanni Licastro incarna una visione rara: quella di chi sa ascoltare, comprendere e dare forma ai messaggi della vita.
È proprio questa sensibilità a fare la differenza, dando vita a un’eccellenza italiana capace di unire artigianalità, spiritualità e identità in qualcosa che va ben oltre il gioiello.



Come nasce il brand Amen, come ha avuto inizio questa bellissima realtà?
Il tutto è nato in un momento particolare della mia vita, un momento in cui avevo necessità di credere in qualcosa che mi risollevasse. Da lì mi arrivò un segno che diede inizio al progetto: trovai un bracciale in pelle con inciso il Padre Nostro. Lo indossai e sentii una sensazione forte, viscerale, che mi spingeva a lavorare su quel bracciale. Dovevo renderlo accessibile a tutti, farlo indossare al maggior numero di persone possibile. Volevo dare forma concreta alla spiritualità, trasformare fede, valori ed emozioni in qualcosa da portare ogni giorno. Un’intuizione semplice ma profonda, capace di toccare i cuori.
C’è qualcosa nei tuoi gioielli che va oltre l’estetica: quando li osservi oggi, qual è la sensazione più profonda che desideri trasmettere a chi li indossa?
Oggi, quando guardo i nostri gioielli, la sensazione più profonda che desidero trasmettere è quella di connessione. Connessione con sé stessi, con ciò in cui si crede, con le persone che amiamo. Non è solo un oggetto: è un promemoria silenzioso, qualcosa che dà forza, conforto e identità.



In un panorama moda spesso legato alle tendenze, il tuo linguaggio sembra avere una dimensione più intima e senza tempo: è una scelta istintiva o una direzione costruita nel tempo?
La dimensione senza tempo del brand è stata inizialmente istintiva, guidata da quella forte sensazione originaria. Successivamente è stata costruita nel tempo. Non volevo creare una tendenza, ma qualcosa che restasse. Con l’esperienza, questa visione si è rafforzata: abbiamo scelto consapevolmente di rimanere fedeli a un linguaggio intimo e autentico, anche quando il mercato spingeva altrove.
I simboli che utilizzi sono universali ma anche estremamente personali: cosa ti affascina di questi elementi e cosa ti spinge a reinterpretarli continuamente?
I simboli mi hanno sempre affascinato perché parlano a tutti, ma in modo diverso per ciascuno. Una croce, un cuore, una parola: sono universali, ma diventano personali nel momento in cui qualcuno li sceglie. Reinterpretarli è un modo per mantenerli vivi e contemporanei, senza perdere il loro significato originario.
Quanto conta per te il legame emotivo tra oggetto e persona? Ti è mai capitato di percepire che un tuo gioiello diventi qualcosa di più di un accessorio per chi lo sceglie?
Il legame emotivo è tutto, è il cuore del brand. E sì, succede spesso — ed è forse la cosa più bella — che un gioiello diventi molto più di un accessorio. Diventa un ricordo, una promessa, il simbolo di un momento preciso della vita. Quando qualcuno ti racconta che quel gioiello lo ha accompagnato in un momento difficile o speciale, capisci che hai creato qualcosa che conta davvero.



Guardando il percorso del brand, c’è stato un momento in cui hai percepito un cambio di energia, qualcosa che ti ha fatto capire che stavi costruendo qualcosa di davvero significativo?
Sì, c’è stato un momento preciso. Guardando le persone indossare i nostri gioielli non solo per estetica ma per il loro significato, ho percepito un cambio di energia. Non stavamo più creando semplici prodotti, stavamo entrando nella vita delle persone. Lì ho capito che stavamo costruendo qualcosa di più grande.
Oggi cosa ti colpisce di più del mondo che ti circonda? C’è qualcosa che senti stia influenzando il tuo sguardo creativo?
Oggi mi colpisce molto la fragilità, ma anche il forte bisogno di autenticità. Le persone cercano qualcosa di vero, essenziale. Questo influenza il mio sguardo creativo: mi porta a semplificare, a togliere il superfluo, a tornare al significato. Amo osservare le persone, i loro sguardi, e cercare di entrare in connessione con la loro parte emotiva.



Se dovessi immaginare il futuro del brand come un’immagine o una sensazione, quale sarebbe?
Lo immagino come una luce calda. Qualcosa che continua a crescere senza perdere la sua intimità. Un punto di riferimento per chi cerca non solo bellezza, ma anche senso e verità.
Oggi a che punto della tua vita credi di essere, cosa pensi di aver appreso grazie alle esperienze passate? Quando tutto ha preso inizio, credevi di poter arrivare dove sei adesso?
Oggi mi sento in una fase di maggiore consapevolezza. Ho imparato che la coerenza è più importante della velocità e che rimanere fedeli alla propria visione è ciò che costruisce valore nel tempo.
Quando tutto è iniziato non sapevo dove sarei arrivato. Non avevo un traguardo preciso, ma una direzione. E quella direzione era autentica. Ancora oggi cerco di seguirla, ascoltando le sensazioni e i segnali, anche quando non è facile. A volte si devia, presi dal quotidiano, ma bisogna avere la forza di ritrovare la propria rotta. Avere fede.
Potresti lasciare un messaggio a chi ci sta leggendo?
Scegliete ciò che vi rappresenta davvero. Non abbiate paura di dare valore alle cose che hanno significato per voi, anche se sono semplici. Spesso sono proprio quelle a riconnetterci con il nostro vero essere e a farci riflettere.


