
Non è solo una scelta di stile, ma una dichiarazione d’identità. Sul palco di Casa Sanremo, la conduttrice Grazia Serra ha deciso di indossare due creazioni firmate dalla stilista toscana Eleonora Lastrucci, interprete di un lusso autentico, costruito con ago, pazienza e visione artigianale.
Una scelta che va oltre il red carpet e racconta un modo diverso di intendere la moda: non prodotto, ma opera unica. Non tendenza, ma narrazione personale cucita addosso.
L’abito come emozione: l’artigianalità che diventa identità
“Eleonora non si limita a creare un abito, ma cerca di cucirti addosso un’emozione”, racconta Grazia Serra descrivendo l’incontro nel suo atelier fiorentino. Un luogo che non è solo laboratorio sartoriale, ma spazio intimo di ascolto, dove la creazione nasce dal dialogo con chi la indosserà.
Il primo abito scelto per l’inaugurazione di Casa Sanremo è realizzato in velluto di seta con intarsi ricamati a mano in argento: una costruzione importante, con ampia gonna e spalline calate, capace di unire sensualità e regalità. Il secondo, in nero, richiama un’estetica principesca contemporanea: bustino trasparente ricamato in paillettes e gonna in velluto, un equilibrio calibrato tra rigore sartoriale e audacia scenica.
Due abiti, una sola idea di fondo: l’eleganza non è spettacolo fine a se stesso, ma traduzione visibile della personalità.
Un sodalizio che nasce dalla consulenza d’immagine
Dietro la scelta c’è la visione della consulente d’immagine Silvana Matarazzo, che da tre anni segue Grazia Serra con un approccio mirato a valorizzare l’unicità, non a uniformarla.
Per Casa Sanremo, la richiesta era chiara: uscire dagli schemi del classico red carpet e costruire un’eleganza magnetica, riconoscibile, identitaria.
La risposta è stata naturale: puntare su una stilista che non produce in serie, ma realizza pezzi unici pensati per dialogare con la persona che li indossa. In questo senso, l’abito diventa linguaggio e non semplice ornamento.

L’originalità che nasce dal “fare a mano”
In un’epoca dominata dalla velocità produttiva e dall’omologazione estetica, la cifra distintiva di Eleonora Lastrucci risiede nella lentezza consapevole del gesto artigiano. Ogni capo è costruito manualmente, con tessuti selezionati e lavorazioni di altissima precisione, dove ogni ricamo racconta ore di dedizione e ogni struttura sartoriale riflette una competenza tecnica rara.
Non si tratta solo di lusso: si tratta di cultura materiale italiana.
Un patrimonio fatto di mani esperte, conoscenza dei tessuti, studio delle proporzioni e dialogo continuo tra tradizione e contemporaneità.
Moda come racconto, non come vetrina
L’esperienza vissuta da Grazia Serra nel suo incontro con la stilista diventa così un esempio concreto di come l’artigianalità possa generare originalità reale. Non l’originalità gridata delle tendenze passeggere, ma quella silenziosa e potente che nasce dalla cura del dettaglio e dalla capacità di interpretare una personalità.
Indossare un abito di alta sartoria, in questo contesto, significa indossare un racconto: quello di un territorio, di una manualità preziosa e di un’estetica che rifiuta la serialità per abbracciare l’unicità.
Ed è proprio questa unicità, costruita punto dopo punto, a rendere le creazioni di Eleonora Lastrucci non semplici abiti da evento, ma veri manifesti di eleganza artigianale italiana.